«Lo sai anche tu che non è vero che Cristo ha salvato il mondo una volta per sempre. Cristo è morto per insegnarci che ognuno di noi può diventar Cristo, che ogni uomo può salvare il mondo col proprio sacrificio. Anche Cristo sarebbe morto inutilmente, se ogni uomo non potesse diventar Cristo e salvare il mondo».

Lo scrive Curzio Malaparte nel romanzo autobiografico La pelle. «Dovevamo difenderci anche dai morti», racconta ricordando di come l’Italia si fosse ridotta ad un tappeto di cadaveri. Corpi esanimi che tuttavia parlavano: erano loro che, ormai morti, giudicavano i vivi. Tanto da accecarli dalla follia e dall’odio. «Ora capivo la ragione di quell’odio», scrive Malaparte, «era il bisogno di odiare qualcosa di vivo, di caldo, di umano, di nostro, qualcosa di simile a noi, […] qualcosa in cui ci potessimo riconoscere e odiare».

Parlava della guerra civile che oggi abbiamo dimenticato. Noi che abbiamo trasformato questo sangue nel manto delle nostre velleità, insultando quel sacrificio. Strattonandolo qua e là per ragioni di comodo, abusandone, per apparire davanti a tutti “dalla parte giusta”. Così incapaci di ricordare sul serio che dal ’43 al ’45 – fucile in braccio – uomini e donne di vent’anni, fratelli e sorelle, amici di sempre e vicini di casa si davano la caccia inseguendosi come selvaggina. Da quella guerra fratricida nacque la nostra Italia.

Abbiamo raccolto alcune delle lettere dei condannati a morte della Resistenza. Lo abbiamo fatto anche nel ricordo dei giovani che si votarono al massacro per la RSI e che furono ammazzati come cani, allo stesso modo. Un tentativo minuscolo, sofferto e inutile, qui nel piccolo di questa lettura, compiuto nel sogno di una riunificazione nazionale che non si è mai realizzata del tutto.

Buona lettura.

 

Caro papà,
benché non sia nato nel tuo stesso letto e non porti il tuo nome, sono riconoscente di quanto hai fatto per me nella vita terrena. Sono sull’orlo della vita terrena e mi involo nel più alto dei cieli. Tu che sei un uomo di alti sentimenti, sappi che tuo figlio muore per un alto ideale, per l’ideale della Patria più libera e più bella.
Dì al mio vero papà che lo perdono di tutto il male che mi ha fatto e che questo lo stimoli ad essere un uomo onesto nella vita.
Caro papà, tutta la mia riconoscenza te la esprimo col mio cuore: caro papà, sappi che non ho amato come insegnante di vita laboriosa ed onesta altri che te.
Scusami se ti scrivo in questa maniera ma queste sono parole che mi escono dal cuore in questo triste e nello stesso tempo bel momento di morte.
Col cuore straziato ti lascio baciandoti caramente.
Tuo per sempre figlio

Renzo

 

Cari miei,
sono le ultime ore della mia vita e le ho dedicate tutte a voi e a Dio.
Non piangete so che vi faccio male, tanto male.
Sono ora per mezzo di Padre nella via del Signore che certamente avrà pietà di me non avendola avuta dagli uomini della terra.
Lascio ora la mia vita così giovane solo per una mancanza che io non posso tradurla né in bene né in male.
Per la mia famiglia, per la mia Patria, dico però con serenità che ho amata l’una e l’altra con amore più di quegli uomini che oggi mi tolgono la vita…
Saranno anche loro un giorno nelle mie condizioni.
Nara, Luisa, Lilia, Dino, Renato, Luciano, Ugo, mamma, babbo, tutti vi ricordo anche nel cielo.
Ho assistito alla S.Messa ed ho fatto anche la S. Comunione…
Non ho più parole, non so più scrivere.
Salutatemi tanto la S. Annina e non si preoccupi della mia fine, tutti i conoscenti in special modo sign. Polidori, Salimbeni, Cellai ecc… Dite loro che muoio contento. Un saluto a Franco del Polidori.
Infine vi avviso tutti. Se un giorno Ugo tornerà ditegli pure la verità… potrà anche lui condannarmi, ma forse vendicarmi.
Sono le ultime parole del vostro R… che tanto vi vuol bene.
«Fatevi coraggio».
Vi ho tutti qui nella mente. Lilia, tu prega per me ed io per voi.
Tanti baci ai piccoli: Ugo, Lucia.
Tanti baci a voi tutti, addio per sempre,

R.

 

Babbo mio caro,
non avrei mai creduto che fosse così facile morire.
Davanti alla mia ultima ora mi sento sereno e tranquillo e se sul mio ciglio brilla una lagrima è perché penso allo strazio dei Miei.
È questa la tragedia mia nel presentarmi a Dio; ti chiedo quindi di diminuire le mie pene promettendomi di essere forte e di superare la tragedia di oggi, pensando che essa è permessa dalla Provvidenza per i suoi imperscrutabili fini.
Babbo adorato, se la mia vita fu serena e facile io lo devo a Te, che mi hai guidato col tuo amore, col tuo lavoro, col tuo esempio.
Il piccolo Cumillo è cresciuto ed è andato lontano, poi è partito in guerra. In tutta la vita, sia quando era a Te vicino, come quando combatteva in lontani fronti, fu il tuo amore e la rettitudine del tuo carattere che gli hanno indicato la via giusta e retta.
Oggi Franco parte e ti precede nella grazia di Dio: nel momento supremo ti raccomanda la Mamma e ti chiede perdono di tutto quanto ti ha fatto di male e del dolore che ti arreca oggi.
Babbo, nel momento della morte il tuo nome e il tuo ricordo saranno con me, come il mio cuore rimane per sempre a Te vicino. Abbracciandoti come si può fare nel momento supremo, ti chiedo la tua benedizione, che mi serva di viatico davanti a Dio.
Arrivederci, Babbo!
Tuo

Franco

 

Mamma adorata,
è il tuo Franco che torna a Te nel momento supremo per porgerti il suo bacio e per vivere sempre in ispirito nel tuo abbraccio.
È questo il tuo Cumillo a cui dato con la vita il tuo sangue, il tuo cuore, la tua anima. Mi hai allevato nella fede, nell’amore, nella rettitudine e nell’onestà. Ho imparato dal tuo esempio ad essere un uomo. Ti ringrazio, Mammina cara, per tutto quello che hai fatto per me e ti chiedo oggi perdono per quanto ti ho fatto di male, per i dolori e le ansie che ti ho procurato.
Mamma, colla tua forza d’animo, vincendo momenti difficili della vita, mi fosti sempre di esempio e di guida; ti chiedo lo sforzo supremo oggi di fare altrettanto: non disperarti completamente e rimani serena: Iddio terrà conto del Tuo sacrificio.
Il più grande tormento della mia nuova vita sarebbe quello di sapere che, per causa mia, tu non potesi aver pace. Nel momento supremo il tuo nome sarà nel mio cuore e sul mio labbro: per la mia pace donami, o mamma, la Tua benedizione. Ti abbraccio e ti stringo a me per sempre, nella vita e per la morte e mi è bello pensare che arriverò a Dio col tuo perdono ed il tuo bacio.
Tuo,

Franco

 

Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
VIVA L’ITALIA LIBERA!

Achille

 

Miei amatissimi genitori, sorella cara, Tonino e la mia piccola Angelica,
oggi verrò fucilato, non piangete per me. Vi attendo tutti in Cielo dove saremo sempre uniti. Muoio innocente, ma perdono a coloro che mi hanno fatto prendere, perdono con tutto il mio cuore, perdonateli anche voi. Muoio con il vostro sguardo rivolto a me. Vi voglio tanto bene, perdonatemi se qualche volta vi ho dato dei dispiaceri, sono il vostro nino, dal cielo vi guarderà e vi attende tutti lassù con Dio.
Salutatemi tutti e arrivederci in Cielo. Vi mando gli oggetti, teneteli in mia memoria.
Arrivederci tutti miei cari
vostro

Nino

 

Risultato immagini per partigiani condannati a morte"
«Possa il mio grido “Viva l’Italia libera” sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per la quale muoio felice!» Franco Bechis

 

Le lettere sono tratte da “Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana”, Einaudi, Torino, 1955

 

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