Di Thomas Fazi

Le sardine, oggi, rappresentano la parte più reazionaria del paese.

Quella che ha completamente introiettato il neoliberismo nella sua variante più estrema, ovverosia quella europea: da qui il sostegno acritico (anzi entusiastico) all’“Europa” nonostante le drammatiche ricadute economiche, sociali, politiche e democratiche che abbia comportato l’integrazione economica europea, e la palese incompatibilità dell’assetto europeo con i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione; l’accettazione della necessità di spoliticizzare la politica economica, di cui si devono occupare i “tecnici” e i “competenti” (vedasi le dichiarazioni del fondatore sul MES); una lettura puramente moralistica della realtà, per cui i politici non devono essere giudicati tanto in base ai loro orientamenti e alle loro scelte di politica economica (sebbene siano queste in ultima analisi a determinare le condizioni materiali di vita di tutti), quanto piuttosto in base alla posizione da essi adottata nei confronti di certe minoranze, alla vivacità della loro retorica (non bisogna gridare, odiare ecc.); la totale incapacità di tracciare un rapporto causale tra le politiche liberiste che (più o meno consapevolmente) sponsorizzano e l’ascesa delle destre che vorrebbero arginare, per non parlare dell’incompatibilità tra quelle politiche e i valori professati dalle sardine (l’amore per il prossimo, la solidarietà ecc.).

Ora, il fatto che le sardine si considerino di sinistra e anzi non perdano occasione di ostentare tutta una serie di simboli della tradizione operaia e socialista (“Bella ciao” ecc.) – cioè di quel movimento che la destra l’ha combattuta tanto nelle sue declinazioni fasciste quanto in quelle liberal-liberiste (la Costituzione è antifascista perché antiliberista, cioè perché finalizzata ad evitare che si ricreassero le condizioni sociali che avevano condotto al fascismo), e che ha gettato le basi per lo Stato sociale che oggi viene smantellato sotto i colpi dell’integrazione europea, che infatti fu fortemente contrastata da socialisti e comunisti, in nome della difesa della sovranità nazionale, per tutta la prima repubblica – è, oltre che tragicomico, la dimostrazione della sconnessione totale che esiste tra quella tradizione politico-culturale e coloro che oggi professano, più o meno consapevolmente, di esserne gli eredi (“la sinistra” largamente intesa), mentre nella pratica si fanno portatori di una visione del mondo e sostenitori di politiche che sono agli antipodi di ciò per cui (e contro cui) quel movimento ha combattuto. Siamo, in ultima istanza, di fronte a una vera e propria forma di psicopatologia politica.

Il paradosso è che i socialisti gli elettori della Lega possono recuperarli, se riescono a darsi una forma politica degna di questo nome; recuperare le sardine, invece, temo sia quasi impossibile.

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