Il Venezuela, e il socialismo di Maduro, costituiscono un enclave all’influenza degli Stati Uniti nel continente. Gli altri Paesi, in un modo o in un altro, sono posti sotto la sfera di Washington. Per esempio il Brasile, ora con Jair Bolsonaro presidente, è da un punto di vista ideologico e politico molto vicino a Donald Trump, oppure la Colombia, invece, che ha da tempo intensificato i rapporti con la Casa bianca fino ad entrar far parte dell’Alleanza Atlantica Nato.

Nel corso del secondo dopoguerra l’Urss ha cercato di “accaparrarsi” i Paesi sudamericani per controbilanciare l’egemonia statunitense. Quindi le due “super potenze” finanziavano ed appoggiavano le fazioni di estrema sinistra o estrema destra di volta in volta. Proprio per questo si sono alternati in America centrale e meridionale regimi autoritari e marxisti.
Oggi, oltre a Cuba, nel continente c’è il Venezuela come Paese non allineato agli Usa, oltre che ad essere un alleato politico della Russia. Infatti lo scorso dicembre è stata annunciata un’esercitazione militare congiunta con bombardieri a capacità nucleare con la volontà, da tempo desiderata, di disporre di una vera e propria base per i propri aerei per controbilanciare la fastidiosa presenza della Nato in Europa orientale ( Ucraina)
che sta irritando Mosca, che tra l’altro ha anche avviato un accordo commerciale con Maduro. Questa, seppur flebile, presenza militare in Venezuela e i rapporti con il Cremlino ha infastidito e allarmato la Casa bianca che ha un motivo in più per odiare Maduro.

La questione risorse

Il Paese fa gola soprattutto per le proprie risorse minerarie: diamanti, oro, ferro, carbone, bauxite, gas e petrolio. Per quanto riguarda il greggio, il Venezuela è il quarto esportatore sul globo e a gestire l’estrazione è la Pdvsa, acronimo di Petróleos de Venezuela SA, un’azienda statale che si occupa della completa gestione ( esplorazione, estrazione, coordinazione) di questa importante risorsa. La società, inoltre, dal 1986 possiede
il 50% delle azioni dell’azienda petrolifera statunitense Citgo Petroleum Corporation oltre che di altri marchi stranieri. Quindi la Pdvsa ha sicuramente un certo peso nel mercato. Il principale acquirente del greggio venezuelano è il principale “alleato”, ovvero la Repubblica popolare cinese, che al tempo stesso è il principale “nemico” economico e commerciale degli Stati Uniti.

Inoltre, come dichiarato da Maduro in un proprio messaggio alla popolazione, il Venezuela vanta il giacimento di oro più ricco del mondo e la quarta riserva di gas. Insomma, sicuramente non ci troviamo di fronte ad un Paese povero di risorse, tutt’altro. Questo, logicamente, rende molto appetibile quel territorio. La prima crisi scoppiò nel lontano 1895 quando la Guayana britannica mise in discussione la linea di confine, visto che in prossimità erano stati scoperti vasti giacimenti di oro che essa rivendicava. Furono gli Usa, sotto la c.d. “dottrina Monroe” a porre fine alla diatriba riconoscendo quella fascia al Venezuela per
rendere “impermeabile” il continente dall’imperialismo europeo, almeno fin quando non imposero il proprio. In ogni caso un Paese dal punto di vista economico ed energetico autosufficiente è al tempo stesso un Paese dal punto di vista politico e militare stabile, oltre che sovrano ed indipendente e soprattutto libero da influenze esterne. Basti pensare alla Libia o all’Iraq, entrambi dotati di vasti giacimenti, successivamente invasi, depredati e oggi completamente distrutti dal punto di vista sociopolitico.

L’embargo e i Paesi pro Maduro

Se un Paese dispone di ingenti risorse energetiche cui i proventi vengono utilizzati per acquistare generi di prima necessità è sufficiente bloccare l’acquisto per stringere nella morsa un Paese. L’embargo posto verso le esportazioni di petrolio del Venezuela ha sicuramente peggiorato la crisi che era in atto, così come l’operazione di congelare i fondi all’estero, in particolare l’oro depositato nelle banche del Regno Unito. Un Paese che non può giovare della vendita dei propri prodotti si ritrova inevitabilmente ostacolato ad acquistare le risorse che importa con il risultato di trovarsi un’intera popolazione sollevata contro.

Infatti risulta impossibile portare avanti un’economia se d’un tratto ci si ritrova con le mani legate. Però, ora, sono giunti gli aiuti umanitari dagli stessi Paesi che hanno chiesto l’embargo. Ma se l’ipocrisia può allibire l’omissione di informazioni può letteralmente scioccare perché c’è la notizia, scarsamente e quasi per nulla pubblicata, di
aiuti umanitari inviati ( ed accettati ) da Cina, Russia e Cuba dal valore di ben 23 milioni. Quindi perché non far entrare nel Paese anche quelli degli altri Paesi? Semplicemente perché accettarli permetterebbe di avere i presupposti per chiedere lo status di crisi umanitaria e quindi, eventualmente, legittimare un’azione militare, oltre al fatto che a Caracas non sono ancora giunti i protocolli dalla Colombia che attestino ufficialmente che
quei carichi siano “aiuti”.

Un’altra notizia che è stata omessa è la lunga lista dei Paesi schierati con Maduro, ovvero: Angola, Botswana, Comoros, Repubblica Democratica del Congo, Eswatini, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Seychelles, Sudafrica, Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Cina, Russia, Cuba, Turchia, Siria, Uruguay, Bolivia e Stato del Messico mentre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha rifiutato di riconoscere Gauidó come presidente. Quindi è assolutamente falso pensare che tutto il mondo sia contro Maduro.

Conclusioni

La storia insegna molto. Oggi la maggior parte dei media si riferisce in generale al “Venezuela” ma in realtà sarebbe più corretto nominarlo con l’espressione completa, ovvero “Repubblica bolivariana del Venezuela” così definita in omaggio alla persona di Simón Bolívar, liberatore e condottiero vissuto tra fine Settecento e inizio Ottocento. Costui mise a rischio la propria vita per capeggiare la rivolta antispagnola, visto che all’epoca gran parte dell’America latina era sotto il dominio della corona di Madrid. Il primo Paese che
liberò fu il Venezuela nel 1813, cui seguirono Colombia, Granda ed Ecuador riunendoli in una federazione che venne chiamata Grande Repubblica della Colombia, mentre da sud un altro patriota, José de San Martín, liberò l’Argentina, il Perù, il Cile e la Bolivia dagli stranieri. Così, la maggior parte dell’America meridionale riuscì ad ottenere l’indipendenza e soprattutto la sovranità dalle Potenze, oggi messa in discussione dall’eccessiva ingerenza degli Usa.

 

Fonti:
-www.citgo.com
-www.pdvsa.com
-De Agostini geografia, scheda Venezuela
-M. Del Pero, “Libertà e Impero, gli Stati Uniti e il mondo”; Laterza Edizioni;
-Enciclopedia Treccani, Simón Bolívar
-Enciclopedia Treccani, José de San Martín
– http://www.occhidellaguerra.it/venezuela-visita-degli-aerei-russi-scatena-lira-degli-stati-uniti/
– https://it.sputniknews.com/mondo/201903017355893-Venezuela-spiega-perche-non-fara-entrare-aiuti-
umanitari-Colombia/
– https://www.vicenzapiu.com/leggi/la-crisi-in-venezuela-e-i-nascosti-aiuti-umanitari-da-russia-cina-e-cuba/
– http://ildubbio.news/ildubbio/2019/02/12/sedici-paesi-africani-si-schierano-con-maduro/
– https://www.imolaoggi.it/2019/02/03/guterres-a-guaido-lonu-riconosce-solo-maduro-come-presidente-
legittimo/
-https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-
la_russia_denuncia_lembargo_contro_il_venezuela_gli_usa_vogliono_creare_una_crisi_umanitaria_per_inn
escare_una_rivolta/82_23759/
– http://www.resumenlatinoamericano.org/2019/01/24/rusia-turquia-bolivia-cuba-mexico-y-uruguay-apoyan-
a-nicolas-maduro/
-https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-
venezuela_la_pagina_nera_del_parlamento_europeo_mentre_lonu_riconosce_maduro/82_26976/
– https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-01-26/-l-oro-caracas-londra-congelato-usa-
deutsche-bank-saga-193032.shtml?uuid=AEFrBQLH

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