Di Andrea Zhok

Tra i numerosi argomenti a tema ‘migranti’ che ho sentito questi giorni uno di quelli che ho trovato più irritanti è stato quello di un amico che spiegava come “noi europei”, in quanto residenti in una terra ricca, avevamo il dovere morale di aiutare i migranti dall’Africa.

L’irritazione qui è dovuta al fatto che l’argomento mette un’intenzionale confusione verbale al servizio di una severa reprimenda morale.
Si presenta agli occhi del lettore qualcosa di simile all’intuizione morale di San Martino che divide il suo mantello per aiutare il mendicante, e si incita allo sdegno nei confronti di chi resisterebbe a tale intuizione (definendolo, per inciso, con una chiusa ineffabile, “nazista contemporaneo”.)

Ora, cercando di raffreddare gli animi di fronte alle oramai usuali accuse di ‘nazismo’ che alcuni settori si sentono in diritto di rivolgere a chi non la pensa come loro, esaminiamo brevemente questo argomento.

La confusione mentale è costruita intorno all’espressione “noi europei”, in cui si costruisce ad hoc un’entità fittizia, cui si attribuisce inoltre una volontà e capacità d’azione unitarie, parimenti fittizie.

Nel “noi europei”, senza perdere troppo tempo in quisquiglie, vengono fatti dunque rientrare i bambini di Scampia o di Metaxourgeio, e quelli di Zurigo o Monaco.
Nel “noi europei” vengono fatti senz’altro rientrare i pensionati che ho visto ieri rovistare nell’immondizia e quelli che spendono la vecchiaia sulla loro isola privata.

“Noi europei ricchi”.

Questi amici parlano come se vivessimo nella società comunista mondiale, dove gli utenti della mensa della Caritas che vedo in fila al mattino e Lapo Elkann condividessero amorevolmente il medesimo conto in banca.

Così il ‘reddito medio’ si trasforma magicamente in ‘reddito normale’, e questo gioco di prestigio viene fatto non a livello locale, ma addirittura europeo.

E se qualcuno solleva questo problema, spiegando di non sapere come si fa a far pagare il suo conto del dentista a Richard Branson, gli si risponde che questo è dopo tutto un problema politico europeo, e che non è giusto ne vadano di mezzo altri.

Per esplicitare l’abuso argomentativo è utile rovesciare l’argomento di cui sopra, e immaginare un polemista che si metta ad arringare i migranti come segue: <“Voi africani” vivete in una terra ricchissima di risorse naturali, le vostre élites economiche comprano auto di lusso e mandano i figli a studiare nella Ivy League, e se non siete in grado di farli pagare e investire nel vostro paese, questo è un problema politico africano, e non è giusto che ci vadano di mezzo altri.>

Ho come l’impressione che di fronte ad un argomento del genere gli amici che ne hanno sostenuto l’analogon ‘europeo’ salterebbero su sdegnati.
Si parlerebbe di ‘disprezzo razzista’ per aver parlato genericamente di “voi africani”, senza rispetto per le molteplici differenze nazionali.
Si direbbe che è un argomento che finge di non conoscere le difficoltà interne, politiche e organizzative di ciascuno di quei paesi.
Tutte cose naturalmente giustissime, peccato per l’ovvietà del doppio standard.

Ora, noi tutti possiamo auspicare un mondo diverso e migliore. Però questo non ci legittima a saltare a piedi pari il mondo ora esistente, come un impiccio per le nostre teorie.
Nella società attuale, tanto nei rapporti tra stati, che nei rapporti interni agli stati, vigono relazioni di competizione senza paracadute in cui chi non riesce a competere viene semplicemente marginalizzato.
Incidentalmente, l’unico argine a questo bellum omnium contra omnes è fornito, entro i loro confini, dalle strutture di protezione degli stati, proprio quegli stati con i loro confini che i nostri amici vedono come un atavismo da superare.

Quando sulla scorta dei processi migratori uno stato subisce danni erariali (4-5 miliardi/anno in Italia), quando il suo welfare si deteriora e si dilata il ricorso a quello privato, quando l’economia illegale si espande, quando la conflittualità sociale cresce, ecc., beh tutto questo non accade a “noi europei”.

Questo accade ad alcuni paesi e non ad altri, accade ad alcuni ceti e non ad altri.

E se le cose stanno così (e stanno proprio così), allora l’argomento sui “noi europei ricchi” va congelato e tenuto in fresco fino al giorno in cui i migranti verranno ospitati nei possedimenti dei Casiraghi di Monaco, nelle tenute degli Arnault in Francia, dei Frere in Belgio, dei de Carvalho-Heineken in Olanda, dei Bettencourt in Francia, degli Albrecht in Germania, e poi nel momento in cui verranno collocati in social housing nella City di Londra, a Montmartre, Schwabing, Frederiksberg, ecc.

Ecco, solo in quel momento gli argomenti sulla ricchezza di “noi europei” potranno essere tolti fuori dal freezer.
Fino ad allora saranno semplicemente provocazioni.

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