Di Nicolai Lilin

L’ennesima strage compiuta da uno dei soliti mostri, la presenza dei quali nella nostra società ormai non fa scalpore. Per l’ennesima volta grazie ai nostri apparecchi “smart” abbiamo visto morire la gente innocente, agonizzante sotto i colpi delle armi da fuoco. Per l’ennesima volta il Mondo ha reagito in perfetto stile della solidarieta preconfezionata, ormai in maniera programmata e prevedibile, quasi come la logica continuazione dell’attentato stesso, applicando le stesse frasi delle scorse volte, tanto la dinamica è più o meno simile, no?
Poi subito è partita la caramba delle opinioni. Siamo in democrazia, vuoi non esprimere il proprio parere libero in rete? C’è chi esalta l’operato dell’assassino, c’è chi lo condanna e c’è chi furbamebte prende le distanze.
Ma quali sono gli elementi utili che possiamo cogliere da questo terribile caso di terrorismo, per cercare di prevenire o almeno comprendere in parte i meccanismi che stanno all’origine delle azioni simili?

In primo luogo bisogna affermare, ancora una volta, che i terroristi di tutte le origini e fazioni riescono realizzare gli attentati sia dal punto di vista tecnico che quello ideologico, grazie al vuoto legale spaventoso che si è creato nella rete internet. Totalmente privo dei controlli concreti ed efficaci, se non quelli legati alle origini commerciali della struttura interattiva, l’internet è diventato il campo fertile per ogni tipo di estremismo. I terroristi usano internet per comunicare, reclutare, organizzarsi e infine divulgare le proprie azioni. Finché hanno questa possibilità, le stragi continueranno e saranno sempre in aumento, perché la natura nichilista e narcisista di ogni terrorista richiede l’attenzione delle masse concentrata sulla propria figura. Il vero scopo di ogni attentato non è quello di massacrare la gente innocente liberando il proprio demone, ma far parlare di sé. In questo caso trovo giusto la metodologia del lavoro dei servizi di antiterrorismo sovietici, che non davano nessuna amplificazione agli attentati che avvenivano sul territorio dell’URSS, privando i terroristi della soddisfazione, gettando nell’oblio la loro aspettativa della “gloria”.

Il pensiero seguente è rivolto alla confusione degli ideali e alla perdita dei binari ideologici, sempre più presenti nel nostro Mondo, grazie ai quali i terroristi riescono convincere le masse e se stessi di appartenere ai precisi movimenti ideologici, politici o religiosi. Il terrorista non può e non deve avere alcuna appartenenza che spiega o giustifica il suo comportamento, è uno elemento che compie le azioni contro la società umana e va trattato come il nemico numero uno, indipendentemente dal significato che cerca lui stesso dare al proprio operato. Rappresentando i terroristi come “di destra”, “di sinistra”, “religiosi” o “nazionalisti” si rischia di stare al loro gioco. Che poi da questo nascono le contraddizioni assurde è un’altra storia ancora. Basta pensare a tutti quelli che oggi si scagliano contro i “nazisti” e “fascisti”, puntando il dito contro le ideologie che starebbero all’origine delle azioni del terrorista di Christchurch. Da osservatore mi domando, ma perché la gran parte delle persone che condannano il terrorista che ha ucciso dei fedeli musulmani, senza esitare lo definiscono nazista e fascista, mentre nessuno di loro ha applicato lo stesso ragionamento, ad esempio, rispetto alla terribile rappresaglia fatta dai terroristi pro golpisti di Kiev, che massacrarono innocenti cittadini ucraini nel Palazzo dei Sindacati di Odessa, nel 2014? Quindi, secondo la confusa logica della gran parte dei commentatori dell’attentato di Christchurch, un’azione compiuta in base all’odio religioso o razziale può essere classificata come una strage nazista o fascista, mentre l’assassinio degli esponenti della sinistra ucraina basato più che evidentemente sulle acute tensioni politiche, non è una strage nazista o fascista, anche perché i nazisti e fascisti ucraini, in quel caso specifico, sono degli alleati della gran parte degli “antifascisti” occidentali. L’esempio lampante è la signora Boldrini, che ama partecipare alle manifestazioni antifasciste qui in Italia. Dopo l’attentato di Barcellona, dove persero la vita anche due cittadini italiani, lei dichiarò che condanna l’operato dei terroristi dell’ISIS, mentre nello stesso periodo lei stessa e altri esponenti della sinistra italiana ricevettero nel Parlamento e dichiarano di essere in sintonia con un tale Andri Parubij, il capo della organizzazione neonazista più grande e più violenta d’Europa, tra le formazioni militari della quale, schierati nel Donbass, è inserito anche un battaglione dei terroristi dell’ISIS, l’organizzazione con la quale il governo golpista ucraino collabora strettamente. Da qui si evince che i doppi standard applicati ai casi del genere non solo ci impediscono vedere chiara la situazione, ma ci possono rendere complici o sostenitori involontari dei folli assassini.

L’ultimo, ma non meno importante ragionamento, vorrei dedicare al tema del ruolo del terrorismo nei processi geopolitici. Ormai da tempo abbiamo notato che nei scenari internazionali le grandi potenze usano sempre meno gli eserciti, specialmente nelle regioni più difficili, dove lo scontro diretto sarebbe fatale per il Pianeta. Le armi nucleari hanno sospeso la prospettiva dei conflitti totali, dando la vita a quelli locali. Di solito questi conflitti sono combattuti da vari gruppi armati che si distinguono per le ideologie e gli estremismi, appoggiati direttamente o indirettamente dai poteri interessati. Le azioni terroristiche sono all’ordine del giorno in questi scenari e rappresentano una nuova forma di guerra, quella che serve sopratutto per provocare, creare delle dinamiche belliche destinate ad attirare l’attenzione della comunità internazionale, gettare l’ombra sugli avversari ecc. Il terrorismo oggi, a parte di essere uno concetto spesso abusato e confuso, è uno strumento geopolitico, usato dagli Stati è dai poteri finanziari privati sopratutto per ribaltare gli equilibri economici nel mondo. Finché le masse non comprendono questa semplice verità, sarà difficile creare una strategia coerente ed efficace per anientare il fenomeno di terrorismo. Continueremo ad essere nient’altro che osservatori confusi ed inermi, nonché le potenziali vittime.

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