Di Thomas Fazi

La prossima volta che qualcuno ha il coraggio di sostenere che in Italia non c’è stata austerità, fategli vedere questo grafico. Esso mostra l’evoluzione dei finanziamenti al Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS) – da cui dipendono gli asili nido, i centri anti-violenza, l’assistenza domiciliare, il sostegno ai disabili e agli anziani: in pratica tutte le strutture di sostegno ai soggetti più deboli della società -, che come si può vedere, tra il 2002 ed oggi, nel pieno cioè della più lunga crisi socioeconomica che il nostro paese abbia mai conosciuto, è stato ridotto di un incredibile 75 per cento, da 1.100 milioni di euro a meno di 300 milioni di euro.

Siamo di fronte a quello che Engels definì «assassinio sociale»: «Se la società pone centinaia di proletari in una situazione tale che debbano necessariamente cadere vittime di una morte prematura; se toglie a migliaia di individui il necessario per l’esistenza, se li mette in condizioni nelle quali essi non possono vivere; se sa, e sa anche troppo bene, che costoro in tale situazione devono soccombere, e tuttavia la lascia sussistere, questo è assassinio, esattamente come l’azione di un singolo, ma un assassinio mascherato e perfido, un assassinio contro il quale nessuno può difendersi, che non sembra un assassinio, perché non si vede l’assassino».

Ma noi sappiamo chi sono gli assassini: sono coloro che negli ultimi dieci anni hanno apposto la loro firma sulle nostre leggi di bilancio; sono coloro che, perfettamente consci delle conseguenze, hanno portato il nostro paese all’interno di un sistema – quello di Maastricht – in cui «disoccupazione e taglio dello Stato sociale sono inerenti al contenuto del trattato», come disse Lucio Magri spiegando l’opposizione dei comunisti a quel trattato. E sappiamo anche chi sono i loro complici: tutti coloro – giornalisti, economisti ed intellettuali – che in questi anni ci hanno raccontato che tutto questo era inevitabile perché «non ci sono i soldi», come se questi fossero una risorsa scarsa e non una «creatura della legge», come sappiamo da almeno un secolo a questa parte (la citazione è dell’economista Georg Friedrich Knapp, che visse tra il 1842 e il 1926).

La storia non vi assolverà, sappiatelo.

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