Di Giuseppe Masala

Sebbene poco nota, Terra Sarda di Ernst Jünger è un’opera straordinaria. Un lirismo e una perfezione stilistica che lascia senza fiato e che ha davvero pochi riscontri nel panorama letterario europeo. Mai, mai, ho amato e intimamente compreso il mio popolo prima della lettura di questo piccolo gioiello della grande letteratura tedesca ed europea.

Eppure, quest’opera è molto di più che la descrizione di un popolo e di una terra; essa racconta, se letta in controluce, tutto il dramma della vita di Jünger. Dramma che nel caso di questo autore è intreccio inestricabile tra la tragedia storica del suo tempo e dramma personale e familiare.

Ernst, come sapete, fu uno dei massimi protagonisti culturali e politici della Germania della prima metà del secolo. Militare e intellettuale, esponente di spicco di quell’enome tempesta del pensiero che fu la Rivoluzione Conservatrice. Mai aderì al nazismo, sebbene servì la sua patria in armi (ma senza perdere lo spirito critico, e dunque, salvando a Parigi molti intellettuali ebrei). E proprio in questi drammatici anni il destino bussò alla sua porta. Fu infatti tra i congiurati che parteciparono all’Operazione Valchiria con la quale si voleva eliminare Hitler e la sua cricca di pazzi per porre fine alla seconda guerra mondiale. Per ordine espresso di Hitler fu l’unico tra i partecipanti alla congiura a salvare la vita ma – per rappresaglia – vide suo figlio Ernst assegnato ad un reparto suicida della Wehrmacht con la conseguente morte sulla Linea Gotica, vicino a Carrara.

In Terra Sarda è evidente la ricerca della purezza dell’uomo, tipica della Rivoluzione Conservatrice, che secondo Jünger non poteva che trovarsi nelle popolazioni non contaminate dal titanismo della scienza e dalla miseria dell’economia e del capitalismo. Ma è anche presente la sua sofferenza personale riscontrabile nelle riflessioni sul tempo e sulla volontà di trovare un luogo distante da tutto e estraneo alle correnti della Storia. L’oblio di Hölderlin che, per Jünger, solo nelle isole poteva essere trovato.

Un’opera di struggente bellezza. Chissà se Jünger avrebbe perdonato ai nipoti dei suoi sardi di usare le sue parole – totalmente travisate – per delle reclame turistiche su giornali patinati. Götterdämmerung!

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