Le isole sono come le idee: deserte, affascinanti. Lampedusa oggigiorno è diventata tante, troppe cose: è uno dei punti più meridionali d’Europa, è la dimora  del Principe  di Salina di gattopardiana

memoria, è teatro della tragedia del 3 ottobre 2013.

“Quando lascio l’isola alla fine del soggiorno c’è qualcosa che mi lacera, una forma di nostalgia, e quando vi faccio ritorno, ho la sensazione di ricongiungermi con un luogo che è mio, in cui sono a  casa mia pur essendo straniera” scrive la scrittrice Maylis de Kerangal nella sua opera “Lampedusa”. 368 morti. Un barcone proveniente dalla Libia carico di oltre 500 migranti è naufragato a meno di due chilometri dalla costa di Lampedusa. Mani. Braccia di bambini. Schiene di donne su cui dormono i lattanti. Mare. Cadaveri senza nome. Mare. Fantasmi. Ospitalità.

Il Corriere della Sera nella domenica del 14 Aprile 2019 scrive: “I rischi per l’Italia: seimila profughi”. Libia, allarme sui profughi. Con il conflitto in corso e le milizie impegnate a difendere le postazioni, il controllo del territorio rimane appannaggio della criminalità. I trafficanti di uomini stanno cercando di organizzarsi nel reperimento di barche e gommoni, in modo da prepararsi al trasporto di profughi in fuga. Ai seimila profughi che sono già chiusi nei centri e nelle prigioni, bisogna infatti aggiungere altre migliaia di persone che erano giunte dal deserto proprio per intraprendere il viaggio verso l’Europa.

Ancora il Corriere: “Alan Kurdi, c’è l’intesa. I migranti in 4 paesi, Roma resta esclusa”.
L’Ong tedesca, che gestisce la nave, ribattezzata con il nome del bambino siriano di tre anni annegato nel 2015 sulle coste turche – cito – “ha cercato di fare rotta su Lampedusa ma Salvini ha respinto la richiesta”. Dopo dieci giorni, i migranti sono sbarcati nel porto di La Valletta (Malta), dopo che i 4 Paesi Europei hanno accettato di accogliere le 64 persone.

Cos’è cambiato da Lampedusa? Cosa direbbe oggi Giuseppe Tomasi nel vedere l’orrore compiersi sulla sua bella isola? Memoria. Entra qui in gioco la memoria. Ungaretti scrive nella sua poesia “Caino” (Sentimento del tempo): “E, finalmente nuova / O memoria, saresti onesta”. Non si possono cancellare i fatti storici, ma la storia non deve nemmeno apparire come un perpetuo, monotono e sanguinoso ripetersi di vicende uguali tra loro, insegna Ungaretti. È dunque giusto ricordare il 3 ottobre e farne una data emblematica delle altre mille catastrofi avvenute, ma non basta un minuto di silenzio per avere la coscienza pulita. Che cosa sta andando a fondo nelle acque del Mediterraneo?
Non stiamo forse annegando tutti? “Sta andando a fondo la nostra compassione” afferma l’ex prigioniero marocchino Tahar Ben Jelloun. Compassione, dal latino cum e patior, letteralmente, “soffro con”. Essere con l’altro nel soffrire. È questo sentimento che Maylis de Kerangal vuole trasmetterci con la sua opera.

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