É giusto aver paura, poeta…in fondo tutti gli uomini passano da un limbo all’altro senza neanche accorgersene. Hai toccato con mano chi fu rifiutato sia dal cielo che dall’inferno, credi che loro sappiano perché?

Eccolo Caronte, vedilo circondato da facce bianche, vedilo condannato a bastonare chi ha il terrore dell morte, condannato a colpire chi la sua vigliaccheria se la può permettere e non vuole scendere dove non conosce le pietre.

E tu, Caronte, col tuo antico pelo, non hai un letto per dormire e hai perso la speranza. Tu che odi chi pensa che la tua sia una condanna a metà. Caronte, sto conoscendo i figli degli esodi e gli sputi dei popoli oppressi. Ma é mai possibile un esodo senza Mosè, quanto bisogna aspettare che il pianto dell’oppresso giunga a dio? Terribile, ha dimenticato il rovereto, ha dimenticato il suo nome ma l’oppresso non lo dimentica e continua a urlare << Signore, un giorno dicesti “io sono colui che sono. Io sarò con te”. Ciò che é rimasto delle tue vecchie glorie é la morte dei nostri primogeniti e un mare tinto di rosso. E Aronne é un porco che ci costringe a un esodo al contrario. Vergogna, signore, vergogna: la terra che ci avevi promesso é quella da cui stiamo fuggendo>>.

Ricordi che hai guardato Dante negli occhi? E volevi dirgli << quella che ora é acqua prima fu un uomo. Io cammino sulla sua schiena come gli uomini camminano sulla terra. Credete che abbia pietà di Acheronte, trasformato nel più terribile dei fiumi per castigo divino?

Guarda poeta, da me vengono le anime che hanno avuto per puttana una madre. Per me partono da tutto il mondo. Dall’eternità e per l’eternità io sentirò la puzza del più grande esodo del mondo, e ne sono il nocchiere. Sento le urla dei popoli e le loro bestemmie: é cosi che un dannato racconta la sua storia, e io devo cercare di non ascoltare per non impazzire. C’è un’eternità… C’è un’eternità… C’è un’eternità davanti a me…

Io ti dico, tu che, vivo, sei tra i morti, che gli uomini vengono da me già dannati e io non sono che l’ultimo dei loro traghettatori. Io scavo il denaro che i cari mettono nella loro bocca, e giù all’inferno. Io ti dico, do calci ai bambini che abbracciano i miei piedi mentre remo. Io ti dico, non so a chi rendere grazie. Io ti dico, poeta, gli uomini moriranno ancora per mare>>.

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