Di Vittorio Nicola Rangeroni*

Ieri un po’ per mancanza di tempo ed un po’ per il fatto che mi veniva difficile fare i conti con i fatti, non ho scritto nulla in merito. Ma non è giusto. Sarebbe ingiusto dedicare almeno un post ad un amico conosciuto in un villaggio al fronte oltre un anno fa. Ieri questo ragazzo, al posto che pensare a come festeggiare il suo 21esimo compleanno questo weekend, è stato sepolto. Un’ennesima vittima della guerra. Un colpo di mortaio, questa volta, è caduto troppo vicino senza lasciargli scampo.

Ennesima vittima silenziosa e quotidiana che probabilmente non sarà nemmeno stata riportata dai bollettini di guerra, ma non per questo meno valorosa dei personaggi più noti che sono venuti a mancare in questa guerra.

“Kuzya” era un ragazzo umile, convinto di quel che faceva. Non amava farsi intervistare o stare al centro dell’attenzione e per questo non credo di avere nemmeno una fotografia, se non qualche screen di rari spezzoni di video, nonostante ci fossimo incontrati parecchie volte in trincea a Kominternovo, oppure a Donetsk in ospedale, quando era in riabilitazione dopo aver riportato una brutta ferita alla coscia dovuta a due proiettili sparati dal nemico. Con grande forza d’animo anche da quella brutta situazione si era rimesso in piedi, tornando ad imbracciare il suo Kalashnikov, l’arma che ha segnato gli anni che per qualsiasi persona dovrebbero essere quelli più belli. Niente Netflix, discoteche ed aperitivi ma tanti sacrifici in umide e sporche trincee. Ancora minorenne, all’inizio della guerra, non è fuggito in un altro paese, ma si è schierato in difesa della sua terra. [..E che rabbia pensare, specie in questi casi, che ci sia gente che parla di questi ragazzi definendoli “occupanti russi”, truppe di Putin ecc..]

Originario della zona di Illovaisk, come il famoso comandante Givi, combatteva su uno dei fronti caldi della Repubblica. A Kominternovo ci stava da diverso tempo, dopo essere passato dagli Sparta al nono reggimento. Frequentava una ragazza del posto e viveva con la famiglia di lei, a qualche centinaia di metri dalle trincee dove prestava servizio. Tra pochi giorni avrebbero ricordato anche Alyona, la sorella maggiore della sua ragazza, uccisa un anno fa da un proiettile di BMP sparato dai militari ucraini a casaccio sul villaggio. Una sorte simile era toccata poco più di un mese prima a suo marito “Kedr”.

Sono tanti i ricordi che affiorano alla memoria pensando a quella famiglia ed a quel villaggio e “Kuzya” ne è spesso protagonista. C’era lui al volante della Niva quando tornando verso casa sua, in una manciata di minuti, caddero una serie di colpi di mortaio a pochi metri da noi, tanto da vederne uno proprio davanti agli occhi, in un cortile di una casa sul lato destro della strada. Nemmeno in quel momento perse la lucidità, uscendone con un sorriso. Stesso sorriso che aveva quando avevamo deciso di fare una grigliata e dopo pochi minuti il villaggio iniziò ad essere bombardato. Nessuno aveva intenzione di rinunciare allo shashlyk (spiedino di carne), così mentre io ed un altro collega filmavamo i bombardamenti sul centro abitato, lui spaccava la legna aspettando le esplosioni per dare il colpo di accetta, dando un tocco di teatralità al procedimento.. che a pensarci ora sembra surreale.
Esplosioni a davvero poca distanza, con le schegge metalliche dei colpi di mortaio che ogni tanto si sentivano cadere sul tetto e li da parte, in cortile, griglia con lui tranquillo a tagliare la legna. Ed ancora i ricordi in ospedale, quando andavamo a trovarlo per portagli i DVD con i film da guardare per combattere la noia, i primi passi senza stampelle.. e poi la notizia dell’ennesimo amico che la guerra ti strappa via..
Queste sono le logiche della guerra. Coloro i quali accettano di mettersi in gioco, mettono in conto ogni eventualità. Ma ci vuole forza e coraggio, lui ne possedeva.

Eterno riposo.

 

*Postato su Facebook dall’autore

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