Di Giorno Bianchi*

Il fatto che vado riportando qui di seguito è un episodio solo apparentemente marginale, ma che in realtà risulta essere paradigmatico del clima da caccia alle streghe che da anni imperversa non solo in Italia, ma più in generale nel mondo cosiddetto occidentale.
Ieri mattina girava su Facebook un tweet, postato sull’account Tweeter di Repubblica (@repubblica), che riportava un presunto virgolettato estratto dai colloqui di Helsinki tra il presidente Putin e Trump.
Non credo di dover spiegare a nessuno che quando una frase la si mette tra virgolette significa “testualmente” ovvero il lettore presuppone che quelle siano le “esatte” parole pronunciate dalla persona che lo scrivente intende citare.
Un mio contatto di madrelingua russa ieri mattina presto aveva già fatto un post sulla sua bacheca denunciando il fatto che il virgolettato in questione fosse assolutamente inesatto. Non conoscendo bene la persona e non avendo il nè il tempo nè le capacità linguistiche per verificare la cosa, non me la sono sentita di rilanciare quella affermazione.
Diciamo però subito che il tweet mostrava fin dall’incipit una criticità, ovvero attribuiva a Putin uno “sbottamento”.
Ora Putin avrà anche tutti i difetti del mondo ma sicuramente non quello di sbottare in apparizioni pubbliche. Magari nelle segrete stanze del Cremlino ogni tanto qualcuno sarà stato costretto a girare carponi attorno alla scrivania sopraffatto dalle urla del presidente, ma l’immagine pubblica di Putin è sempre assolutamente composta e misurata sia nei modi che nei toni (qualche ministro nostrano avrebbe molto da imparare dal presidente Putin sul come ci si dovrebbe rivolgere al Paese, alla stampa o agli avversari politici).
Pertanto quello “sbottare” riportato nel tweet già di per sé poteva mettere in allarme sul contenuto del post.
La restante parte del post è un virgolettato che attribuisce a Putin le parole “Sì ho aiutato io Trump a vincere le elezioni in America perché prometteva di migliorare le relazioni tra #Usa e #Russia”.
In pratica, secondo quel rotolo di carta igienica che qualcuno si ostina ancora a chiamare quotidiano, Putin in conferenza stampa avrebbe “sbottato” e confermato in mondovisione l’astrusa tesi secondo la quale la Russia avrebbe manipolato le elezioni statunitensi.
Bam!
Mesi di indagini dell’FBI e alla fine bastava chiedere al diretto interessato.
In realtà quello che Putin avrebbe veramente detto è che in campagna elettorale aveva fatto il tifo per Trump piuttosto che per la Clinton (e ci mancherebbe pure aggiungo io viste le premesse con le quali la Clinton si presentava alle elezioni).
Alla fine quale è il risultato di tutto ciò ?
Repubblica, come fece a suo tempo con il caso Ciavoni, ieri in serata ha rimosso il tweet in questione SENZA SCUSARSI CON I SUOI LETTORI NE’ ADDUCENDO UNA QUALCHE MOTIVAZIONE PER L’ERRORE COMMESSO.
La domanda che mi pongo a questo punto è la seguente: ma questi veramente credono che in Italia non ci sia qualcuno in grado di leggere l’italiano e nel contempo di capire il russo ?.
Tutto questo ci porta ad una seconda riflessione sull’importanza dei social e sul ruolo che hanno oramai assunto nel dibattito pubblico.
Una volta si diceva che la stampa era il cane da guardia del potere; ebbene oggi i social sono il padrone che ogni tanto tira un calcio in culo alla povera bestia quando si dimentica di fare il proprio dovere.
Sì perché senza le decine di cittadini consapevoli che ogni giorno dedicano parte del loro prezioso tempo al debunking delle notizie riportate dal mainstream oggi non avremmo la minima contezza di queste operazioni fuorvianti e manipolatorie.
Potrei addurre come prova a carico anche i post deliranti di Zucconi che nella migliore tradizione complottista ipotizza che Trump sia a colloquio con Putin perché ricattato (per i personaggi invecchiati male come Zucconi Trump dovrebbe schiacciare il pulsante nucleare anziché sedersi a dialogare con uno dei principali leader mondiali).
Il povero vecchio arnese del giornalismo italico non è che si mette a studiare lo scacchiere mondiale (come ad esempio fa Pierluigi Fagan quotidianamente sulla sua pagina FB) per spiegare ai suoi lettori i motivi dell’incontro. No non sia mai; lui pensa bene di sparare una ipotesi complottista a caso priva di alcun fondamento sul suo account Tweeter e pensa anche di fare giornalismo.
In sostanza gli stessi che denunciano la banalizzazione della politica per l’utilizzo smodato dei social per lanciare slogan, attuano la stessa metodologia nel campo dell’informazione.
Per chi fosse interessato, allego il link di una attenta analisi di Pierluigi Fagan che su basi teoriche solide analizza i veri motivi del summit Trump-Putin

TRUMP ON TOUR. Inizia il fantastico trittico del tour europeo di Donald Trump, NATO, UK, Putin. Commenteremo a seguire…

Pubblicato da Pierluigi Fagan su Mercoledì 11 luglio 2018

Stesso discorso si potrebbe fare per Riotta che a Mosca legge un giornale di opposizione (ebbene sì in Russia esistono) e senza un minimo di accertamento copia e incolla in un tweet una notizia falsa su una presunta legge che autorizzerebbe le autorità a sequestrare i telefonini dei tifosi in caso di commenti contro Putin.
Il procedimento adottato dal giornalista e debunker per conto UE è stato il seguente: leggo – copio e incollo – mi becco le mazzate dall’ambasciata Russa – mi giustifico dicendo che la notizia l’ho letta sul giornale – ripiglio le mazzate perché l’ambasciata mi dice che un giornale di opposizione non è una fonte istituzionale – piango da mamma prendendomela con i “troll russi “ (leggi cittadini) che mi insultano dandomi del fesso.
Potrei anche aggiungere alla lista il povero Saviano che per uno straccio di visibilità si è messo a polemizzare con toni da quinta elementare con quello scienziato del Ministro dell’Interno.
Ora sorvoliamo sul fatto che un Ministro della Repubblica dedichi del tempo prezioso a discutere con una nullità come Saviano (attribuendogli indirettamente una credibilità che sicuramente non merita).
Il povero Saviano, sempre più nei panni di Hiroo Honoda il giapponese che rimase nella giungla a combattere per 30 anni nonostante la guerra fosse finita da un pezzo, continua da mesi a cercare quella visibilità che non riesce più ad ottenere con il proprio lavoro (se non quando qualche corte lo condanna per plagio) sulla pelle dei poveri migranti che muoiono a causa della tratta degli schiavi in corso nel Mediterraneo.
In uno degli ultimi post scritto (dettato ?) in polemica con Salvini sul tema dei migranti, lo scrittore campano è riuscito addirittura ad inserire una postilla di campagna russofobica auspicando una sorta di lista di proscrizione ai danni dei giornalisti che secondo lui diffondono fake news per conto della Russia

“Dobbiamo ricordare i nomi degli influencer cialtroni finanziati da Mosca, di quelli che all’occorrenza spacciano fake news ed elaborano teorie del complotto: i vostri nomi li conosciamo bene. Dobbiamo ricordarci dei giornalisti che hanno preferito cavillare per non prendere posizione, per calcolo o per mancanza di coraggio, e che magari tra qualche tempo diranno: “non ero io, non intendevo dire quello”. Dobbiamo ricordare anche il nome di chi ha semplicemente preferito ignorare e odiare: non basta non essere nessuno o nascondersi dietro un nickname. La Storia ti insegue. La Storia non dimentica”.

A furia di parlare di mafia il povero Saviano ha imparato ad assumerne addirittura la terminologia e i modi.
Io che non sono mafioso ma sovietico, auspico il gulag per tutti quelli che in questi ultimi anni hanno spacciato fandonie contro la Russia allontanando di fatto il nostro paese da un partner economico e strategico naturale.
Perché se ancora non lo avete capito l’operazione di giornali come Repubblica o di squallidoni come Saviano è esattamente quella di preparare il terreno per una massiccia campagna mediatica da mettere atto nel caso in cui l’Italia intenda, in un prossimo futuro, intraprendere un cammino di affrancamento dalle potenze imperiali occidentali per dirigersi verso la più consona Russia.
Loro hanno il compito di preparare l’opinione pubblica, stanno in pratica costruendo il “frame”, in modo tale che domani la maggior parte dei cittadini dia per assodate le fandonie che verranno tirate fuori in caso di trattative economiche e strategiche tra il governo italiano e quello russo.
Un po’ come sta facendo Amnesty International con il Nicaragua.
Se avete tempo e voglia leggete il Report di Amnesty e la replica dell’attivista Nicaraguense:

Per comprendere quanto siano CRIMINALI molte #ONG studiatene i singoli rapporti.Amnesty International capitolo…

Pubblicato da Fiorangela Altamura su Martedì 17 luglio 2018

Chiudo ringraziando Stefano Orsi per l’operazione di debunking su Repubblica e Fiorangela Altamura per il post su Amnesty.

 

*Postato su Facebook dall’autore

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