Di Nicolai Lilin

Recentemente La Stampa ha pubblicato articolo “Nel Donbass che resiste ai russi fra partigiani e bandiere europee”. Già il titolo sembra partorito da una mente compromessa dall’uso abitudinario di stupefacenti, ma i contenuti superano ogni limite della decenza umana, anche quelli più labili. Si tratta di una via di mezzo tra la folle propaganda in perfetto stile di Goebbels e l’interpretazione totalmente delirante degli eventi geopolitici, la quale può suscitare invidia persino da parte dei personaggi più ambigui della pellicola di Kubrick “Dottor Stranamore”. Tante notizie false e diffamatorie sono state condivise in questi anni dai media corrotti, ma quest’ultima opera va oltre anche alle menzogne più coraggiose.

Sostenere che “il Donbass resiste ai russi” è come affermare che gli ebrei si sono massacrati da soli nei campi di concentramento, che gli iracheni si sono autobombardati, i siriani hanno invaso il loro stesso Paese, Gheddafi ha riempito di botte se stesso fino alla morte e le persone massacrate e bruciate vive a Odessa il 3 maggio 2014 dai sostenitori dei golpisti di Kiev sono morti in incendio dovuto all’uso irresponsabile dei fornelli da campo. Questa distorsione volontaria dei fatti, diffamatoria nei confronti della memoria delle migliaia di vittime del regime golpista di Kiev, ormai è dedita non semplicemente a giustificare gli assassini, come avveniva spesso nei media occidentali, ma soprattutto costruisce una narrazione storica parallela dell’evento che vede i colpevoli dei peggiori crimini lasciati completamente fuori dalla questione. Applicando questo metodo di analisi alla geopolitica, però, si rischia soprattutto di passare per dei perfetti imbecilli, nonché pennivendoli corrotti fino al midollo. Ormai le masse popolari qui in Europa, così come nella gran parte del Mondo conoscono la verità è non credono più alle menzogne patentati dei luridi scribacchini che impegnano la propria coscienza con lo stesso criterio che le rappresentatrici del mestiere più antico applicano all’impiego dei propri orifizi.

Mi sorprende l’assordante silenzio di quei difensori della verità che da anni blaterano di “fake news”. Siete veramente interessati alla coerenza nell’informazione, oppure “fake news” per voi è soltanto un comodo strumento che usate per screditare chi non è allineato con il vostro pensiero?

Comunque, nessuno batte La Stampa quando si tratta di ribaltare il senso degli eventi geopolitici, diffamare le vittime e giustificare i carnefici.

Foto ©GiorgioBianchi

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