Di Pietrangelo Buttafuoco

Lo Stato islamico è stato sconfitto in Siria, Donald Trump – il presidente degli Stati Uniti – ritira le truppe all’insegna del lavoro fatto, effettivamente l’Isis a Damasco è stata sbaragliata ma da chi? Non certo dagli americani, piuttosto dai Russi, dall’esercito regolare della pur regolare e legittima sovranità siriana, dagli iraniani perfino – per tramite dei volontari guidati dal generale Qassem Souleimani – e se il Pentagono, rispetto alle decisioni della Casa Bianca, chiede di voler attardarsi ancora in Siria un pensiero, anzi, un retropensiero se ne resta a galleggiare tra i chiaroscuri di un conflitto generatosi in conseguenza di un empio inganno: far credere che nascesse una rivolta contro la dittatura della famiglia di Bashar al Assad quando la stragrande maggioranza dei ribelli in Occidente osannati – e finanziati, coi foreign fighters – altro non erano che i tagliagole altrimenti noti come “mangiatori di fegato”, ovvero la peggiore risma tra i fondamentalisti islamisti, oltretutto profanatori e distruttori di molti tra i luoghi santi dell’Islam e di tanti altri cari alla memoria dei cristiani d’Oriente.
Un inganno – empio e criminale – volto a un solo scopo: inghiottire la Siria nella sfera degli interessi più che prossimi di francesi e inglesi (e s’è visto cosa è accaduto in Libia) e, va da sé, di americani d’obbedienza liberal.
Diocenescampi l’eterna dottrina Bush in salsa clintoniana.
Era il preciso scopo di ingoiarla, la Siria – in attesa di procedere con l’Iran, dopo aver disastrato Afghanistan e Iraq – al prezzo di una sporca mistificazione: l’esportazione della democrazia. Per tramite di bombe. E per la contentezza dei sauditi, i più specchiati alleati nostri, amici strettissimi – manco a dirlo – di Donald Trump, desideroso di superare Hillary Clinton in doppiezza.
Sono state le milizie sciite di Souleimani, l’esercito regolare siriano e i russi a restituire la statua della Madonna al villaggio cristiano di Maolula e far risuonare le campane nelle chiese, e nei conventi, dopo averle svuotate della marmaglia fondamentalista che ne aveva fatto strame. Così Palmira, la perla del deserto, devastata dai terroristi dell’Isis, liberata da quelli che l’intero Occidente, Italia compresa, considera nemici: i russi, restituiti alla maschera bieca della cortina di ferro e, ovviamente, la Mezzaluna sciita.
Non c’è un solo caso – uno – di terrorismo in casa nostra, in Europa, negli Stati Uniti e nell’intero contesto occidentale che abbia visto coinvolto un musulmano sciita, anzi, il prezzo più alto nella lotta al terrorismo islamista l’ha pagato in Siria la Mezzaluna sciita impegnandosi con i volontari arrivati dal Libano, dall’Iran e dall’Iraq.
Certo, tutti terroristi secondo lo storytelling occidentalista ma un libro del reporter freelance Sebastiano Caputo – Mezzaluna sciita, dalla lotta al terrorismo alla difesa dei cristiani d’Oriente, edizioni Gog – ribalta la narrazione.
Lui è stato lì, e di cose viste parla.

da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre 2018

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