come è cambiata la vita nella Russia di Putin?

“Giuro di rispettare e sostenere i diritti e le libertà degli individui e dei cittadini, di difendere la sovranità, l’indipendenza, la sicurezza, l’integrità dello Stato, e di servire il popolo in buona fede”. Questo è il giuramento prestato da Putin, mano sulla Costituzione, ai cittadini della Federazione Russa.

Putin fu nominato presidente ad interim nel dicembre del 1999 e fu poi regolarmente eletto il 26 marzo del 2000 con una percentuale del 52,94% dei voti, superando l’eterno candidato Gennadij Zjuganov, che prese il 29,21% dei voti, candidandosi con il Partito Comunista della Federazione Russa.

Il fatto che il Partito Comunista – che è bene precisare non essere il PCUS, ma un partito fondato nel 1993, seppur in continuità col PCUS – nel 2000 contasse dalla sua parte una così significativa percentuale di voti, è indicativo del fatto che la Russia stava vivendo un periodo di crisi profonda. Il PCUS era stato dissolto nel 1991, e con questo scioglimento portava via con sé l’intera struttura politica e ideologica del regime comunista.

Gli anni dell’amministrazione El’cin, denominati gli anni della “grande rapina”, costituirono un periodo particolarmente drammatico. La dissoluzione dalle fondamenta dell’immensa macchina statale sovietica portò in Russia una drammatica crisi politica, economica e morale.

Politica perché l’intera struttura amministrativa era stata demolita -anche se i “volti nuovi” della Federazione Russa erano in realtà personaggi che provenivano direttamente dal PCUS. Venuto meno il rigore dell’amministrazione sovietica, uno Stato immenso come la Russia non poteva che risultare ingovernabile. In più, il ruolo della Russia sulla scena internazionale era stato vertiginosamente ridimensionato. Lo  status di superpotenza fu perduto e si limitò a rappresentare una delle tante colonie degli Stati Uniti d’America, i quali avevano vinto la loro guerra contro “l’Impero del Male”.

Economica perché la transizione dal socialismo reale al capitalismo provocò una faglia profonda nel sistema industriale russo. Le grandi industrie energetiche -che fino al 1991 erano industrie di Stato- negli anni dell’amministrazione El’cin divennero aziende private. La privatizzazione selvaggia impedì che gli introiti della vendita delle risorse naturali, come il gas, portassero benessere alla popolazione, che iniziava a morire di fame.

 Morale perché la crisi politica, economica e sociale aveva portato alla morte morale dei russi. La povertà portò con sé una criminalità che si diffuse ovunque. Portò con sé un alcolismo di massa che non aveva paragoni in nessun altro paese del pianeta.

Putin viene votato da 39.740.467 di cittadini nell’epoca in cui l’orso russo si contorceva su se stesso, ferito a morte. Questa era la Russia che Putin si apprestava a governare. Sono passati 18 anni dall’elezione di Putin. Abbastanza per assumere un atteggiamento storico nei confronti della sua presidenza.

Gennaro Sangiuliano ha raccontato con questi numeri la Russia di Putin:

“Negli anni successivi al 2000, l’economia della Russia cresce come non mai nella sua storia: del 10% nel 2000, l’anno dell’arrivo di Putin, del 5,7% nel 2001, del 4,9% nel 2002, del 7,3% nel 2003, del 7,1% nel 2004, del 6,4% nel 2005, del 7,4% nel 2006, dell'(,1% nel 2007, del 5,6% nel 2008, poi subirà una drastica frenata del -7,9% nel 2009, come tutte le economie mondiali, per effetto della crisi conseguente al credit crunch americano.

Il PIL, che nel 1999 era di 200 miliardi di dollari, nel 2007 è stimato dalla Banca Mondiale del Commercio in 1260 miliardi di dollari e se nel 2000 la Russia esprimeva appena lo 0,79% del Pil mondiale, questo diventa il 2,79% nel 2012.

Nei primi otto anni di presidenza Putin non solo il PIL è aumentato del 70% ma la nuova ricchezza si è distribuita perché il livello di vita dei russi è raddoppiato. Nel 1999 il 37% della popolazione era a livello di povertà, questa quota risulta del 15% dieci anni dopo.

A migliorare è sopratutto il benessere quotidiano dei cittadini, che per la prima volta nella loro lunga storia accedono a beni di consumo e a una qualità della vita che ha quasi standard occidentali.

I salari raddoppiano, la disoccupazione passa dal 10% al 7%, le nascite sono aumentate del 40%, i decessi diminuiti del 10%, la mortalità infantile è diminuita del 30%, la durata della vita media è aumentata di 5 anni.

Connessi alla condizione economica sono anche altri straordinari risultati, decisivi per la qualità della vita collettiva: la criminalità è diminuita del 10%, gli omicidi sono crollati del 50%, i suicidi del 40% e la grande piaga sociale dell’alcolismo è scesa del 60%”.

Putin è un presidente dai metodi forti. Rappresenta un potere autoritario e dalle maniere dure.  In Russia non c’è democrazia. Non è realisticamente possibile -in un paese che si estende per 17 milioni di chilometri quadrati- una democrazia come quella che ha formulato il mondo occidentale in età moderna. Un mondo che sente profondamente di ricoprire un posto nobile in seno alla stessa favola sulla democrazia che si racconta da anni e non capisce che i diritti civili senza diritti sociali non valgono niente. Così, gli Stati Uniti e l’Europa accusano in continuazione Putin di non rispettare i diritti umani della sua popolazione perché (dicono) non ne rispetta i diritti civili. Ma se questi numeri non significano rispettare i diritti umani, allora i diritti umani che cosa sono?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome