la Repubblica rivaluta le sue fonti
Il quotidiano Repubblica si accorge che la sua fonte era inaffidabile

Dopo sette anni trascorsi a rendere legittima la guerra in Siria agli occhi dell’opinione pubblica, “La Repubblica” si accorge che la sua fonte ufficiale era inaffidabile. E lo confessa nella maniera più’ grottesca possibile. Il 4 gennaio “La Repubblica” ha pubblicato un articolo, firmato da Carlo Ciavoni, intitolato “Siria, le narrazioni fasulle dell’Osservatorio siriano sui diritti che copre i crimini dei ribelli”. L’articolo ha generato scalpore dal momento che dallo scoppio della guerra nel 2011 l’OSDH é la fonte ufficiale sulla situazione siriana.

Ciavoni, dopo aver riportato la notizia della morte di 19 civili siriani provocata pare da un bombardamento russo, mostra subito scetticismo nei confronti della fonte che ha informato sul fatto, appunto l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Nell’articolo é scritto :” Da più parti é stata svelata la scarsa o nulla attendibilità [ dell’Osservatorio ], essendo di fatto gestito da una sola persona, peraltro finanziata da una non meglio precisata agenzia britannica “.

Questa dichiarazione suona come una presa di coscienza, da parte di un giornalista di Repubblica, che il suo giornale affidandosi ad una fonte ambigua ha riportato di fatto notizie false e inaffidabili. A questo punto però il quadro siriano si capovolge ed ecco che i “ribelli moderati” che il mainstream mondiale, Repubblica compreso, ha dipinto come i coraggiosi partigiani che combattono contro il dittatore sanguinario Assad, diventano “terroristi senza scrupoli che affamato i civili, privandoli degli aiuti a loro inviati, usandoli come scudo umani di un’ignobile mistificazione della realtà”. Si tratta di un clamoroso rovesciamento dell’interpretazione e della narrazione della guerra siriana e adesso i “ribelli moderati” vengono riconosciuti per quello che sono, dei tagliagole.

La difficoltà di giustificare tale cambio di rotta era palese. Repubblica cancella l’articolo di Ciavoni dal web (sono sopravvissuti degli screenshot) e ne pubblica una versione più moderata e dai toni più morbidi, in cui l’OSDH e i “ribelli moderati” vengono descritti con minor audacia. Resta però lo scandalo di una fonte falsa  “finanziata da non meglio precisate agenzie occidentali, britanniche in particolari”. E infatti anche il secondo articolo scompare dal web e viene sostituito con un altro articolo non firmato intitolato ” Siria, il difficile mestiere di informare”, con cui Repubblica chiede scusa per i due articoli precedenti, i quali non rispettavano gli standard di accuratezza e imparzialità della testata (sputtanando il povero Ciavoni). In questo lungo articolo Repubblica prova a giustificare la sua scelta di affidarsi ad una fonte che ha sede fuori dalla Siria, dicendo che l’impossibilità da parte dei giornalisti di lavorare in Siria, per l’oppressione del regime o per la triste sorte che tocca agli inviati di guerra, costringe i media ad affidarsi ad agenzie straniere, come appunto l’OSDH, di cui é difficile verificare la veridicità.

Tutto comprensibile. La domanda che però porgo é la seguente: non esisteva davvero alcuna alternativa di scelta tra fonti diverse dall’OSDH o da altre come i caschi bianchi? Eppure ci sono testate giornalistiche indipendenti che lavorano fuori dalla galassia del mainstream e che nel corso di questi anni hanno raccontato una guerra diversa. E chiunque abbia cercato di proporre una versione dei fatti che non fosse imprigionata nello schema-trappola “ribelli moderati per la liberazione della Siria contro Assad” veniva immediatamente deriso, stigmatizzato come complottista o al soldo dei russi, e accusato di complicità col dittatore.

Non hanno prestato attenzione, nelle stanze di Repubblica, che già dal 2011 erano in molti ad aver messo in discussione l’OSDH e a dimostrarne l’inaffidabilità? Nell’Aprile del 2013 il New York Times aveva pubblicato un lungo editoriale in cui riconduceva l’intero Osservatorio siriano per i diritti umani ad un’unica persona, Rami Abdel Rahman, un imprenditore sunnita, siriano, fuggito clandestinamente in Inghilterra nel 2000. In Siria era vicino ai Fratelli Musulmani, nemici diretti del governo alawita di Hazef al-Assad, padre dell’attuale presidente Bashar al-Assad. Rami Abdel Rahman rappresenta una figura singolare. Fonda l’OSDH nel 2006, a Coventry, una città industriale dell’Inghilterra. Il NYT scrive di lui :” Gli analisti militari di Washington si affidano al suo bilancio di soldati e ribelli uccisi per valutare le opzioni di guerra. Le Nazioni Unite e le organizzazioni di difesa dei diritti umani rovistano tra i suoi racconti di uccisioni di civili per trovare prove da utilizzare in caso di processo per crimini di guerra. I grandi media citano i suoi dati, compreso noi”. A rendere ancora più pesante il sospetto su Rahman ci sono i suoi ottimi rapporti con William Hague, ministro degli esteri dell’Inghilterra, un paese coinvolto attivamente nel conflitto siriano. Così le operazioni di guerra, la raccolta di prove per un eventuale processo per crimini di guerra, l’intera narrazione degli eventi siriani e il motore della macchina dell’opinione pubblica si basano su quello che riporta Rami Abdel Rahman, un siriano sunnita ostile al governo degli Assad, dalla sua casa nella silenziosa cittadina di Coventry, finanziato dall’Inghilterra.

In un solo colpo, nella sfortunata persona di Carlo Ciavoni, al quale è stata addossata l’intera gogna della diffusione dell’articolo, Repubblica ha per sbaglio ammesso di aver scritto “fregnacce” per 6 anni su una guerra genocida, legittimandola, provando a discolparsi della grave colpa dicendo che alla fine, sulle fonti, é molto facile sbagliare. Ammettendo ironicamente che Repubblica sia stata sincera e che non sapesse nulla delle ambiguità dell’OSDH e che si sia affidata ciecamente ma con buone intenzioni ad una fonte fasulla, resta il problema che si tratta di un giornale credulone e ingenuo. Se allora volessimo pensare in malafede e leggere in questo articolo la difficoltà di sostenere una linea editoriale basata su una propaganda di guerra finanziata da governi e fondazioni private dovrei ricredermi sull’onorabilità di questo giornale così importante.
La domanda allora é: siamo davanti ad una redazione di scribacchini oppure davanti a una redazione di pennivendoli scivolati sul sangue siriano? Alla fine, per chi non crede in Dio, di questi errori bisognerà rendere conto alla Storia.

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