Di Andrea Zhok

Per dirla con levità, il machiavellismo cialtrone della classe politica di questo paese ha veramente sbriciolato le gonadi.

Non tutta la classe politica soffre egualmente di tale machiavellismo, comunque.
Nella fattispecie qui il machiavellico da operetta ha un nome e cognome preciso e si chiama Matteo Salvini.
Come tutti quelli che vanno avanti a ‘intelligenza politica’ senza avere l’intelligenza senza aggettivi ha finito per credere alla sua claque, e pensare che riflettori e applausi fossero prove provate del suo essere un grande condottiero.

E come l’altro Matteo (ricordate il grande astro nascente, il ‘Maradona’ del centrosinistra?) sbatterà il muso sul proprio ego (facendolo incidentalmente sbattere anche a milioni di italiani).

A chi crede in complessi e raffinati retroscena dico che qui non c’è proprio niente di complesso da ricercare, nessun retroscena subdolo e astutissimo, nessuna indicibile pressione.

Semplicemente qui c’è, una volta di più, uno che pensa di essere il più furbo di tutti e di poter passare all’incasso degli interessi maturati facendo le poche cose che sapeva fare (no agli sbarchi e gesticolazioni securitarie).

Erano settimane che il gioco ‘Lupus et Agnus’ andava avanti, e dopo aver cercato di spiegare che Di Maio gli intorbidava l’acqua e che il babbo di Di Maio una volta non gli aveva dato la precedenza, ha deciso che faceva prima a mangiarselo comunque.

Ha messo in scena un po’ di sdegno per spostare almeno un po’ di colpa sull’alleato, e ha deciso di tornare a fare quello che gli riesce meglio: la campagna elettorale.

Essendo affetto da machiavellismo da rotocalco, l’unico cambiamento di scenario che lo potrebbe far tornare sui propri passi è un sondaggio che gli mostrasse di aver perso preferenze di voto.
Tutto il resto, e in particolare il suo paese e i suoi cittadini, conta zero.

Ricordiamolo, le centinaia di volte in cui ha spiegato con la faccia seria che a lui interessava ‘fare le cose’ e non avere poltrone, che il governo durerà cinque anni perché c’era da cambiare l’Italia, ecc.

Ricordiamocelo ora che passerà con l’urna in mano a chiederà un po’ più poltrone per fare un po’ più favori all’imprenditoria lombardo-veneta (almeno a quella amica).

Perché questa è la malattia dei nostri ‘politici di punta’: pensano che fare politica sia qualcosa come un concorso di bellezza e fanno politica con l’applausometro. E prendono questa vanità autoreferenziale e questo cinismo di piccolo cabotaggio per ‘machiavellismo’, per astuzia politica, dimenticando che nella lezione di Machiavelli il Principe deve avere comunque sempre almeno l’apparenza della virtù.

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