Di Federico Leo Renzi

L’attentato che ha distrutto la libreria-centro culturale La Pecora Elettrica aveva puntato i riflettori per due giorni sulle condizioni delle borgate romane, sul connubio fra mafie, neofascismo e spaccio organizzato. In questi due giorni sono uscite pregevoli analisi sulle problematiche delle periferie romane, sul dissesto di Roma, sull’assenza di qualsiasi intervento delle istituzioni per migliorare le condizioni di vita dei residenti. Il tutto è durato esattamente due giorni. Poi cosa è successo? E’ andata in onda la puntata della trasmissione “Dritto e rovescio” condotta da Del Debbio, in cui c’è stata una lite violenta fra il noto criminale di borgata Er Brasiliano e il vignettista Vauro. Dopo la suddetta puntata, i quotidani e le principali testate online hanno puntato il loro sguardo sulla deriva dei talk show, sul liceità o meno di dare diritto di parola ad individui come Er Brasiliano, ecc la cosa assai interessante è che nessuno a quanto pare ha colto l’abissale differenza esistente fra dei fatti, generati da un determinato contesto sociale ed economico, da delle scelte politiche disastrose condotte per decenni, e uno scazzo avvenuto all’interno di un talk show fra un criminale che bazzica di tanto in tanto lo showbiz (Er Brasiliano era nell’entourage dei due noti trapper romani Gallagher e Traffik) e un vignettista. Cioè nessuno sembra più cogliere l’abisso fra la realtà e la sua rappresentazione a fini spettacolari, fra il degrado di vaste aree di una metropoli e l’imbecillità fomentata per far audience. Per capire il grado di alienazione dei nostri migliori intellettuali, basti leggere le loro opinioni sul sopradetto talk show: secondo costoro, se vietassimo trasmissioni come quelle di Del Debbio e censurassimo personaggi come Er Brasiliano, fatti come quelli di Centocelle scomparirebbero. Perché le borgate romane sono ridotte a piazze di spaccio della mafia e a luogo di reclutamento del neofascismo a causa dei talk e dell’hate speech sui social, cioè fenomeni tipici degli ultimi 10 anni, mica per politiche economiche ed urbanistiche che risalgono agli anni ’60, quando i nostri politici citavano Cicerone e sulla RAI Ungaretti leggeva le sue poesie. Ovviamente questa cecità non riguarda solo l’analisi, ma anche le proposte: censurare i talk e porre freni all’hate speech costa poco nulla, esattamente come organizzare cicli di letture, di teatro, ecc nelle borgate. Ripianificare una città, ritarare completamente i piani di contrasto alla povertà, ecc invece costa molto, troppo… perché lo spettacolo ha questo vantaggio sulla realtà: costa poco e rende molto e subito. La realtà invece ha il brutto vizio di costare molto e rendere poco e lentamente. Giustamente i nostri intellettuali (come i nostri politici) preferiscono pascolare dove il ritorno è abbondante e immediato.

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