Di Pietrangelo Buttafuoco

Al mattino, col caffè, s’attarda il fantasma dell’amore.
La lettura sul comodino non svapora col giorno.
Ecco il libro/breviario di Franco Moretti – Un paese lontano, cinque lezioni sulla cultura americana, Saggi Einaudi (euro 19.00) – nelle cui pagine scorrono i frammenti di una distanza sempre più ravvicinata nella vita quotidiana diventata epica.
Ci si mette di fronte alla giornata e la si studia.
Si aggira lo spettro dell’assenza e Willy Loman, il vecchio piazzista di Morte di un commesso viaggiatore – il capolavoro teatrale di Arthur Miller – non resta altro che sputare rancore: “Non puoi mangiare la polpa e poi buttare la buccia; un uomo non è un’arancia”.
L’intimità disattesa di due anime è tutta in questa battuta.
Una cosa così viene voglia di rinfacciarla a chiunque abbia fatto buccia di noi. O chissà le bucce che ciascuno s’è lasciato alle spalle…
La polpa, dunque, la buccia e l’arancia.
Sono gli immediati addendi nell’apologo della condizione umana. E c’è solo un meccanismo capace di svelare gli ingranaggi.
È il gegeneinander – il mettere l’uno contro l’altro – e si stabilisce nella forma compiuta del dialogo.
Ed è il “faccia a faccia” del dirsi il tutto: l’elaborare di una trama straniante nel solco di ciò che già Hegel aveva trasfigurato nel dramma – Estetica è il campo arato che attende la semina della modernità – dove l’assenza di pathos, proprio nel caso di Morte di un commesso viaggiatore si oggettiva nella patetica eloquenza di un registratore, di una Chevrolet e di una fossa dove va a scivolare un cane morente.
Le chiacchiere, giustappunto, che sono proprie del nulla da offrire reciproco dei dialoganti.
Un duello verbale con uno dei due, il venditore, fatto cosa tra le cose nel gioco della quotidianità.
Per tutti coloro che sono come Willy Loman è ben più che un canone morale, è un destino.
Ciò che era lui, infatti – un singolo salesman – oggi è solo un clic nello smartphone, un sorriso stilizzato nello scatolone, il famoso logo di Amazon.
La cronaca, col caffè della prima colazione, riferisce dello scontro di Alexandria Ocasio-Cortez – la neodeputata dei democratici eletta nel distretto di Bronx e Queens – contro Amazon che se ne va via da New York e siccome la critica non è ornamento ma perfino presagio, tutto torna.
Ogni archetipo trova il proprio sviluppo nel dramma e anche chi poco o nulla sa di letteratura non può che scorgere la fossa dove se ne va a scivolare Amazon. Ma giusto per un round.
A tutti coloro che sono come Willy Loman, infatti, la contemporaneità sviluppa una diagnosi: “Si deve fare attenzione”.
Più che una comparare i ruoli, incombre la specifica “forza plasmante” in cerca di oggettivazione. “I nomi”, scrive Moretti, “danno davvero forma ai nostri rapporti col mondo, perché definiscono il valore delle cose”.
Amazon è oggi il quanto di più simile a “coloro che sono come Willy Loman”.
Nella specificità dell’esistenza borghese, infatti, quel sorriso stampato sullo scatolone – il logo su cui Alexandria Ocasio-Cortez ha ingaggiato il gegeneinander – è l’arancia di polpa e buccia.
È la forma da cui promana la forza materiale – il successo – che da tabulato, diagramma, ricevuta e consumo costruisce ogni giorno l’autorappresentazione borghese in tutto il mondo. Ci si mette di fronte allo scatolone di Amazon e lo si studia. Questo fa la letteratura, e questo – con la lezione di Moretti – costruisce la giornata.

da Il Fatto Quotidiano del 18 febbraio 2019

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