Di Pietrangelo Buttafuoco

Più che il “reddito di cittadinanza” per il Sud – a questo punto – urge intanto “il diritto alla cittadinanza”.
Fausto Carmelo Nigrelli, già sindaco di Piazza Armerina, uno tra i protagonisti più vivaci della società intellettuale siciliana, questa estate mi proponeva di incontrare la generazione degli scappati di casa. E non appunto quelli che la metafora identifica come sprovveduti, ma i letteralmente “costretti” ad andarsene via, i ragazzi cui – di fatto – si vedono negati il diritto a restare cittadini laddove hanno avuto culla, educazione e pane.
In una mail Nigrelli mi descriveva quello che – dall’autenticità del vissuto – è il diamante del Meridione. “Un campione della nostra maggiore voce di esportazione, i cervelli”, così si leggeva e prendeva forma, nella lettura – oggi che il dibattito sul reddito di cittadinanza arriva al suo precipitato – l’idea geometrica del “capitale umano”.
Ecco, e però spero di non incappare in un abuso divulgandola, la mail di Nigrelli: “Qualche sera fa mia figlia ha organizzato una serata ce on alcuni suoi amici ed ex compagni di scuola nella nostra casetta di villeggiatura; tutti ragazze e ragazzi che mia moglie ed io abbiamo visto crescere, che giocavano tutti i giorni con Claudia (essendo figlia unica volevamo che stesse sempre in compagnia), di cui abbiamo seguito la crescita insieme a quella di Claudia. Tutti insieme c’erano giovani laureati in lettere a Bologna che si specializzano a Parigi; laureati in ingegneria a Milano e si specializzano a Piacenza; laureati alla NABA e fanno i videomaker a Milano; laureati in ingegneria del suono che fanno i producer a Londra; o che lì hanno studiato alla London School. Che fanno il dottorato in fisica ad Amsterdam. E ancora ragazzi che fanno i cuochi in Svizzera… e altri ancora”.
Una serata proprio speciale. Con un campione unico per la più urgente delle inchieste. Così, infatti, proseguiva la mail: “Ho pensato” – mi suggeriva Nigrelli – che se li incontrassi un pomeriggio o una sera e se loro fossero disposti a raccontarti le loro vite, i loro sogni, le loro idee, se ne potrebbe ricavare un instant book su un tema che dovrebbe essere al centro dell’attività di ogni governo e di cui nessuno s’interessa…”.
Ho mancato quella serata, mi prenoto per il prossimo ferragosto, perché questi giorni appena trascorsi di pausa natalizia, col ritorno al paese di tutti, o quasi tutti – con la generazione che non c’è arrivata a fare il presepe per poi smobilitare, con la festa, la vita stessa dell’intero Sud – hanno confermato quell’andazzo di cui ogni governo, o qualcuno, dovrebbe interessarsi. Nella maggior parte delle famiglie del Sud, i figli, appena finito il liceo, se ne vanno via. Sono perfino un target commerciale. Sono quelli della Conad Card, quelli del caciocavallo.

Post scriptum
Ogni volta che Antonello Caporale s’incammina per la provincia italiana trova un Sud oltre lo stesso Sud: è quello di chi ce l’ha fatta con le proprie idee, con i propri sogni, con la propria vita ma – per farcela, con la Valigia di cartone – restando lontano da ogni Sud. Dimenticato dallo stesso Sud (non però da Conad).

da Il Fatto Quotidiano del 31 dicembre 2018

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