Di Pino Cabras

La Commare Secca non è nuova ad aprire la bocca e mostrare settecento denti ai giornalisti nel momento più difficile di un paese in crisi per aggravarne subito la situazione. Lo fece anche il 27 gennaio 2015 in un’intervista a Le Monde e la Repubblica, chiudendo ogni porta alla Grecia, quella volta da direttrice del Fondo Monetario Internazionale. Contribuì, assieme a classi dirigenti europee ottuse, disumane e predatrici, ad aggravare la condizione del popolo greco fino a imporgli in pochi mesi un massacro sociale e una svendita di attività strategiche con effetti disastrosi sulla sovranità ellenica e sulla vita quotidiana di milioni di persone.
I denti della Commare Secca sono gli stessi anche in un infausto 12 marzo 2020, ora che ricopre (credo ancora per pochi giorni) la carica di presidente della Banca Centrale Europea. Nel bel mezzo di una epidemia con tassi di crescita esponenziali, mentre la Repubblica italiana blocca tutto in un modo senza precedenti in Occidente per evitare il crollo del sistema sanitario (un asset strategico primario) e scongiurare un’ecatombe catastrofica, in mezzo all’«ora più buia» dell’Italia, la Commare Secca sceglie di pronunciare una frase che espone la gola di un paese intero come quella di un agnello nel macello della finanza speculativa. Mi pare abbastanza oggettivo che la Commare Secca abbia insidiato a freddo diversi beni costituzionali di precipuo rilievo: dalla salute pubblica al risparmio, dalle condizioni primarie dell’ordine pubblico, ai mezzi che possono essere usati dagli organi dello Stato per la propria continuità operativa.
La Commare Secca la prima volta non fu punita. Ma questo non significa che questa volta per lei non si debba considerare il contesto oggettivamente criminale in cui è maturata la sua prima grande esternazione da capo della banca centrale, fino ad avere lo stesso effetto di un attentato contro la Costituzione del nostro Stato.
Un contesto come questo può creare l’obbligatorietà dell’azione penale, anche se il reato dovesse provenire da un organo protetto da mille cavilli che dovrebbero cadere di fronte a una ragione superiore? C’è qualche magistrato interessato a scoprirlo? Non parlo solo di indagare su chi ha guadagnato grazie alle parole uscite da quei settecento denti, ma chiedo di più: chiedo di indagare sul danno costituzionale diretto a carico dello Stato italiano, sull’intento ostile di peggiorarne la sua vulnerabilità nel momento più difficile.
Tutti abbiamo assistito a un fatto diretto a mutare in modo materiale la costituzione dello Stato o la forma del governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato. Per costituzione non intendo solo la carta costituzionale in senso stretto, ma tutte quelle norme che statuiscono il modo in cui si esercita la sovranità attraverso i vari organi dello Stato, nonché l’insieme dei diritti e interessi che sono riconosciuti e tutelati dalla sovranità nei singoli cittadini.
Sto dicendo che nel momento in cui l’epidemia del COVID 19 ha gli stessi effetti dirompenti di una guerra mondiale, un atto cinico e irresponsabile come quello che proviene dall’apice della BCE va trattato e combattuto come un atto ostile contro lo Stato, come un atto di guerra. I pigolii del ministro Gualtieri che si attende pietà da chi ci ha già pugnalato non servono a nulla.
Il Capo dello Stato Mattarella si è pronunciato in modi infinitamente più felpati dei miei, ma mi pare una presa di posizione senza precedenti, per uno statista che ha sempre professato un europeismo molto ortodosso: «In un momento difficile l’Italia attende solidarietà, non ostacoli». Ecco, l’avv. Christine Madeleine Odette Lagarde è un ostacolo ben noto. Il problema naturalmente non è solo la sua persona, ma un’istituzione che sceglie da anni il lato oscuro della Storia e ora può essere travolta in pochi giorni dalla Storia stessa in uno dei suoi passaggi catastrofici. O pensate che la crisi del coronavirus sia ordinaria amministrazione e placidi calcoli berlinesi?
Se la BCE continua a essere un problema e non la soluzione, ne sarà travolta. Deve cambiare tutto, deve essere assicurato ogni mezzo affinché lo Stato italiano possa essere la risorsa per salvare un intero popolo.

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Pino Cabras è un deputato del M5S

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