Karl Marx

Non esiste forse momento meno adatto per scrivere la biografia di un grande uomo di quello immediatamente successivo alla sua morte. Il compito è doppiamente difficile quando ricade su qualcuno che lo conosceva e lo amava. Per me è ora impossibile fare altro che delineare il più sintetico profilo della vita di mio padre.

[…] Karl Marx nacque a Treviri, nel mese di maggio del 1818, da genitori ebrei. Suo padre -uomo di grande talento- era un avvocato, imbevuto delle idee di religione, scienza e arte proprie del XVIII secolo francese. Sua madre discendeva da ebrei ungheresi che nel XVII secolo si erano stabiliti in Olanda. Tra i suoi primi amici e compagni di gioco vi furono Jenny -successivamente sua moglie- ed Edgar von Westphalen. Da loro padre, il barone von Westphalen -mezzo scozzese- trasse nutrimento il primo amore di Karl Marx per la scuola “romantica”. Mentre suo padre gli leggeva Voltaire e Racine, Westphalen gli leggeva Omero e Shakespeare.

Molto amato e insieme temuto dai suoi compagni di scuola -amato perché continuamente coinvolto in ragazzate, e temuto per la prontezza nello scrivere versi satirici e mettere alla berlina i suoi nemici- , Karl Marx seguì la normale routine scolastica e quindi si iscrisse all’università di Bonn e Berlino dove, per compiacere suo padre, studiò legge e, per compiacere se stesso, studiò storia e filosofia.

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[…] I capi dei liberali renani – Kamphausen e Hansemann- avevano fondato a Colonia la “Gazzetta renana” con la cooperazione di Marx. E la sua critica, brillante ed energica, della Dieta provinciale provocò ua tale impressione che, sebbene appena ventiquattrenne, gli venne offerta la carica di direttore del giornale. Egli accettò, e da qui in avanti iniziò la sua lunga lotta contro tutti i dispotismi, contro quello prussiano in particolare. Naturalmente il giornale usciva sotto la supervisione di un censore -ma il povero censore si ritrovò incapace di esercitare alcun potere. La “Gazzetta” pubblicava immancabilmente tutti gli articoli importanti ed egli non poteva farci nulla. Venne allora mandato da Berlino un secondo censore, questa volta “speciale”, ma persino la doppia censura si dimostrò inutile, finché nel 1843 il governo soppresse il giornale definitivamente.

In quello stesso anno Marx aveva sposato Jenny von Westphalen, la vecchia amica e compagna di giochi con la quale era stato fidanzato per sette anni, e con la giovane moglie si trasferì a Parigi. […] Pur dedicando in questo periodo la maggior parte del proprio tempo allo studio dell’economia politica e della rivoluzione francese, Karl Marx continuò a condurre una guerra accanita contro il governo prussiano. In conseguenza di ciò quel governo pretese dal signor Guizot l’espulsione di Marx dalla Francia.

[…] In quello stesso anno Marx fondò a Bruxelles un’associazione di lavoratori tedeschi e, quel che è più importante, insieme ai suoi compagni politici si unì alla Lega dei comunisti. L’intera organizzazione della Lega venne da lui cambiata: da cospirazione furtiva fu trasformata in un’organizzazione per la propaganda dei principi comunisti, e venne tenuta segreta solo perché la situazione faceva della segretezza una necessità. Dove esistevano i circoli dei lavoratori tedeschi, esisteva anche la Lega, che fu il primo movimento socialista di carattere internazionale, avendo inglesi, belgi, ungheresi, polacchi e scandinavi tra i propri membri; essa costituì la prima organizzazione del partito socialdemocratico.

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Nel 1847 si tenne a Londra i primo congresso della Lega, a cui parteciparono quali delegati Marx ed Engels, che vennero successivamente incaricati di scrivere il famoso Manifesto del partito comunista, pubblicato poco prima della rivoluzione del 1848 e poi tradotto in pressoché tutte le lingue europee. Il Manifesto si apre con un’analisi delle condizioni esistenti nella società. Prosegue dimostrando quanto gradualmente sia scomparsa la vecchia divisione feudale delle classi e come la società moderna si divide semplicemente in due classe -quella dei capitalisti o classe borghese, e quella del proletariato: degli espropriatori e degli espropriati; della classe borghese che possiede ricchezza e potere senza produrre nulle, e della classe operaia che produce ricchezza ma non possiede nulla. Dopo aver usato il proletariato per combattere le proprie battaglie politiche contro il feudalesimo, la borghesia ha usato il potere così ottenuto per ridurre in schiavitù il proletariato.

[…] Marx tornò ancora una volta a Parigi, ma poche settimane dopo la manifestazione del 13 luglio 1849 il governo francese lo pose di fronte alla scelta di ritirarsi in Bretagna o lasciare la Francia. Preferì la seconda opzione e andò a Londra, dove visse per più di trent’anni.[…] Dopo la condanna a Colonia dei membri della Lega comunista, Marx per un periodo si ritirò dalla vita politica attiva dedicandosi ai suoi studi economici presso il British Museum, collaborando con articoli di fondo e corrispondenze al “New York Tribune”, scrivendo pamphlet e volantini che attaccavano il governo di Palmerstone, allora fatti ampiamente circolare da David Urquhart.  I primi frutti dei suoi lunghi e fervidi studi di economia politica apparvero nel 1859, in Per la critica dell’economia politica, un’opera che contiene la prima esposizione della sua teoria del valore.

Nel 1867 Marx pubblicò ad Amburgo la sua principale opera, Il capitale. Nel frattempo la condizione del movimento operaio era progredito a tal punto che Marx poteva pensare di realizzare un piano contemplato a lungo e appassionatamente: la fondazione in tutti i più avanzati paesi d’Europa e d’America di un’Associazione internazionale dei lavoratori. Un incontro pubblico per esprimere solidarietà alla Polonia venne tenuto nell’aprile 1864. Riunì i lavoratori di varie nazionalità e i quell’occasione si decise di fondare l’Internazionale. Ciò avvenne in un convegno nella St. James Hall, il 28 settembre 1864. Venne eletto un consiglio generale provvisorio, e Marx elaborò l’indirizzo inaugurale e gli statuti provvisori. In questo discorso, dopo un’impressionante descrizione dell’infelicità e miseria delle classi lavoratrici, persino in anni di cosiddetta prosperità commerciale, Marx invita i lavoratori di tutti i paesi a unirsi e, come circa vent’anni prima nel Manifesto, conclude con le parole: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”

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Gli statuti indicano le ragioni per fondare l’Internazionale:

“CONSIDERANDO

che l’emancipazione della classe operaia deve essere l’opera della classe operaia stessa, che la lotta per l’emancipazione della classe operaia non è una lotte per i privilegi di classe e monopoli, ma per stabilire eguali diritti e doveri e per abolire ogni dominio di classe;
che la soggezione economica del lavoratore a colui che gode del monopolio dei mezzi di lavoro, cioè delle fonti della vita, forma la base della servitù in tutte le sue forme, e la base di ogni miseria sociale, di ogni degradazione spirituale e dipendenza politica;
che di conseguenza l’emancipazione economica della classe operaia è il grande fine a cui deve essere subordinato, come mezzo, ogni movimento politico;
che tutti gli sforzi per raggiungere questo grande fine sinora sono falliti per la mancanza di solidarietà tra le molteplici categorie di operai in ogni paese e per l’assenza di un’unione fraterna tra le classi operaie dei diversi paesi;
che l’emancipazione degli operai non è un problema locale né nazionale, ma un problema sociale che abbraccia tutti i paesi in cui esiste la società moderna, e la cui soluzione dipende dalla collaborazione pratica e teorica nei paesi più progrediti;
che il presente risveglio della classe operaia nei paesi industrialmente più progrediti d’Europa, mentre ridesta nuove speranze ed è in pari tempo un serio ammonimento a non ricadere nei vecchi errori, esige l’unione immediata dei movimenti ancora disuniti;

PER QUESTE CONSIDERAZIONI
è stata fondata l’Associazione internazionale dei lavoratori.”

Dal 1873 Marx aveva quasi interamente dedicato se stesso a questo lavoro, malgrado fosse ostacolato dalla sua cattiva salute. Il manoscritto del secondo volume della sua opera principale verrà curato dal suo più vecchio e caro amico, Friedrich Engels. Vi sono anche altri manoscritti che dovranno essere pubblicati. Mi sono attenuta ai dettagli strettamente storici e biografici dell’uomo. Della sua impressionante personalità, della sua immensa erudizione, del suo spirito e humor, della sua gentilezza e simpatia non spetta a me parlare. Per concludere, tutti gli elementi formavano in lui una tale armonia da indurre la Natura a levarsi in piedi e dire al mondo intero :” Questo era un uomo!”.

 

Da Karl Marx. Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’uso, a cura di Enrico Donaggio e Peter Kammerer, Feltrinelli, 2007

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