Da Senso Comune

In alcune interviste il presidente della Commissione Juncker vanta i risultati della sua politica e afferma che non bisogna inseguire i populisti; questi non avrebbero soluzioni, mentre ci si deve vantare di come va bene l’economia europea.

Juncker e i suoi simili sono la principale causa della ascesa dei populismi, anche dei più reazionari. Secondo i dati più recenti di EUROSTAT in UE il 23% della popolazione vive in nuclei familiari a rischio povertà, 118 milioni di persone.
Magari la crescita economica che secondo Juncker sarebbe così meravigliosa non è stata equamente ripartita? Il maestoso Global Wage Report 2017-2018 dell’ILO dice infatti che “in Europa occidentale la crescita dei salari è declinata da 1,6 % nel 2015 a 1,3% nel 2016, per arrivare a pressoché zero nel 2017, con minor crescita in Francia e Germania e una diminuzione dei salari reali in Italia e Spagna”. Proprio dei bei presupposti per battere i populisti!

In Italia, dove forze populisti hanno preso il governo, dal 2008 si è registrata una caduta del PIL reale mai recuperata; austerità con calo della spesa corrente e degli investimenti pubblici; discesa drammatica della produzione industriale con ripresa debole; disoccupazione aumentata di 5 punti (calcolata molto prudentemente; e quella giovanile è almeno doppia); aumento della tassazione indiretta (la più ingiusta).

A proposito di tassazione: la flat tax delle destre italiane è spregevole, ma Juncker ha promosso sistematicamente la evasione fiscale delle grandi aziende quando era ministro del Lussemburgo. In questo caso populisti (Lega), i loro alleati (Forza Italia) e la tecnocrazia UE sembrerebbero proprio rincorrersi, no?

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