“La propaganda sta alla democrazia come la violenza sta alla dittatura”, ha scritto Noam Chomsky. Una dittatura conserva il potere attraverso l’utilizzo della violenza, mentre in una democrazia il potere può venire conservato esclusivamente attraverso il consenso. La propaganda è il volano della “macchina del consenso”, è l’arte che nasconde la realtà dei fatti e costituisce l’ingranaggio necessario per manipolare le masse e per condurle entro i ben definiti. Soltanto la propaganda e la manipolazione -che insieme alla polizia costituisce il tridente del potere-  riescono a imporsi come legittimazioni autorevoli di politiche ingiustificabili o peggio di politiche criminali. Per questo motivo la propaganda è un punto comune sia della dittatura che della democrazia: commette una violenza per entrambi.

Joseph Goebbels è stato il Ministro della Propaganda sotto il Terzo Reich dal 1933 al 1945. Intellettuale particolarmente noto in Germania, teorizzò undici principi della propaganda che contribuirono a rendere il nazismo un regime amato dalla popolazione tedesca, anche durante gli anni critici della guerra.

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

Per quanto concerne i principi, la fonte è Salsamentarius

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