Non si è mai sentito parlare come in questi tempi di così tante aggressioni razziste. Non per tutte è stato confermato il movente razzista, ma sembra chiaro che stiamo assistendo a un fenomeno del tutto nuovo. Contrariamente a quanto riportato da giornali e talk show, però, la recrudescenza delle violenze di matrice razzista non è ascrivibile al periodo d’insediamento del governo gialloverde -come stanno facendo intendere- ma ad un periodo di ben più ampio respiro che abbraccia gli ultimi dieci anni, come dimostrano i dati OSCE/OSCAD.

A legare il più ingenuo no-border al più attento osservatore c’è proprio l’odio per Salvini, ritenuto “mandante morale” di ogni aggressione e “responsabile” entusiasta delle morti in mare. Tutte sciocchezze: fa comodo individuare così grottescamente “l’origine del male” e fa rabbia che i principali accusatori siano giornali come La Repubblica o l’Espresso, i quali hanno appoggiato senza vergogna tutte le guerre macina profughi del vecchio e del nuovo millennio, oltre che le politiche economiche neocolonialiste. Ridurre le aggressioni razziste alla figura di Salvini è stupido e disonesto. Significa ignorare l’origine della piaga sociale dell’integrazione fallita.

Dalla caduta di Gheddafi fino ad oggi i dati sull’immigrazione sono drammatici. Nonostante sia stato registrato un calo degli sbarchi, secondo i dati del Dipartimento della Pubblica sicurezza, sarebbero 319.197 i migranti giunti sulle nostre coste dal solo 2016 ad oggi. Ad un flusso migratorio di tale portata non corrisponde un sistema d’integrazione che monitori l’inserimento dei migranti nel tessuto sociale e lavorativo del nostro paese.

Secondo la relazione semestrale del Commissario Straordinario del Governo per le Persone Scomparse pubblicato dal Viminale il 30 giugno 2018, risulta drammatico “il problema delle fughe dai centri di accoglienza, con particolare riguardo ai minori stranieri non accompagnati […] che potrebbero rappresentare una potenziale entità esposta al pericoloso fenomeno della radicalizzazione”.

Sebbene la propaganda immigrazionista di PD, LeU e +Europa tenti di negare ciecamente che ci siano dei terroristi infiltrati tra i migranti in arrivo, la stessa relazione rileva che
“in particolare, dai paesi del Sahel (Niger, Nigeria, Ciad e Camerun) i flussi migratori sono commisti al terrorismo, ai traffici illegali e alla criminalità internazionale” e che “spesso sono gli stessi jihadisti, insediatisi sui territori come i combattenti dello Stato islamico di ritorno dal teatro mediorientale (giunti in Libia e poi spinti verso sud), a gestire i traffici di esseri umani.”

I migranti che giungono in Italia raramente provengono da paesi in guerra. Si tratta soprattutto di giovani che partono soli dai loro paesi d’origine indebitandosi con i trafficanti. Secondo la relazione, arrivare in Italia “per la
maggior parte delle ragazze, significa sfruttamento di tipo sessuale e avviamento
alla prostituzione forzata”, mentre i “minori
maschi vengono coinvolti in diverse situazioni di sfruttamento lavorativo, oltre che di tipo sessuale, nonché accattonaggio e attività criminali legate, in particolar modo, allo spaccio di droga.”

Picchi molto alti di violenza razzista si registrano anche fuori dall’Italia e in misura maggiore rispetto a noi, in paesi in cui si sono insediati governi liberali e progressisti e non conservatori, come la Francia e la Gran Bretagna. Come riportato da Euronews, nella Francia multietnica di Holland, nel 2015 è stata registrata un’impennata del 223% delle violenze islamofobiche rispetto al 2014; in Gran Bretagna invece, nel 2016 è stato segnalato un aumento della violenza etnico-razziale del 41% rispetto al 2015. Senza considerare i danni per l’integrazione provocata dal pericolo percepito più che di quello reale.

Trasformando questi numeri in vita reale, è pienamente comprensibile che si venga a creare una scontro sociale in cui combattono da una parte gli autoctoni e dall’altra i migranti, carne da macello di ogni secolo. La ghettizzazione fisica e morale dei disperati della terra porta allo scontro diretto: viene subito da pensare all’assalto del centro di accoglienza di Tor Sapienza o alla rivolta della comunità senegalese di Firenze, per non parlare degli stupri di massa di Colonia e alle violenze dei migranti in Francia, che Žižek ha descritto molto bene ne La nuova lotta di classe. Rivolte senza senza slogan o rivendicazioni particolari, solo violenza e rabbia. Davanti a tutto ciò, anche davanti alla radicalizzazione e al terrorismo,le classi dirigenti immigrazioniste hanno risposto con il politicamente corretto. Dovevano salvaguardare la manodopera a basso costo e risolvere problemini demografici, e sono passati per filantropi.

La società multiculturale così come si è costituita non funziona e non è giusto subire le equazioni “sovranismo-fascismo” e “immigrazione-futuro”, soprattutto perché lo abbiamo conosciuto bene il loro falso progresso. Finché ci saranno costruzioni mediatiche che dividono le idee in “buone e cattive” continueranno ad ingrossarsi una schiera di sedicenti “buoni” e un’altra di “cattivi” innocenti, a tutto svantaggio della democrazia.

Quando scoppiano questi tormentoni mediatici per squallidi fini politici, quando giornali con la coscienza sporca ci indicano chi sono gli uomini e chi no,i buoni e i cattivi, quando intellettuali prezzolati trovano presunti mandanti morali delle stragi, ricordate le parole di Emilio Gentile, che dice :”Il razzista può essere dentro ciascuno di noi e in certe circostanze può essere inoculato o tirato fuori. Chiamarlo fascismo ci crea una sorta di difesa immunitaria che ci fa dire:” Quello è fascismo e io non sono fascista”.

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