Bombardamenti in Siria

Di Lorenzo Vita –Gli occhi della guerra

In Siria è guerra fra Iran e Israele. Martedì notte, a pochissime ore dalla decisione del presidente Usa di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano, i caccia israeliani avevano bombardato una base del siriana a sud di Damasco in cui erano presenti anche forze iraniane.

La tensione era già altissima. E questa notte, è arrivata la conferma. L’esercito israeliano ha affermato che le forze  Quds iraniane schierate in Siria avevano sparato 20 missili verso le postazioni israeliane sulle alture del Golan. In quell’area, proprio prima dell’annuncio di Donald Trump sull’uscita dal patto sul nucleare, l’esercito israeliano aveva ordinato la riapertura dei rifugi per la popolazione civile.

Secondo le fonti, il lancio di razzi iraniani è stata una risposta all’attacco dell’artiglieria israeliana contro le postazioni siriane vicine alla città di Quneitra, luogo simbolo della guerra nel Golan. Non ci sono state segnalazioni di vittime israeliane nell’attacco. Iron Dome, il sistema anti-missile israeliano, si è attivato, ma non è riuscito a evitare del tutto i danni dell’attacco. Un portavoce dell’esercito ha detto al Times of Israel che il danno alle basi militari israeliane era “limitato”. Segno che non tutti i missili sono stati intercettati.

Si tratterebbe, in ogni caso, del primo attacco iraniano in territorio israeliano. Una novità di fondamentale importanza nel panorama della guerra in Siria. Ma quello che conta, e che finora è riportato solo da alcune agenzie, è che anche l’esercito siriano avrebbe, per la prima volta dopo molti anni, attaccato postazioni israeliane. Il sito Al Masdar news, riporta che alle 4 del mattino ora locale, l’esercito siriano ha lanciato un’ondata di missili verso le alture del Golan contro le basi dell’esercito israeliano.

Subito dopo, è arrivata la reazione israeliana. Una rappresaglia contro le forze iraniane in Siria che, secondo le forze armate di Israele, è stato il più grande attacco degli ultimi anni. Nel mirino dei caccia e dei missili israeliani, decine di obiettivi, forse addirittura 50, come sottolineato da alcuni media di Israele. Colpiti obiettivi logistici, d’intelligence, magazzini e veicoli. La difesa anti missile siriana ha risposto. L’agenzia di Stato siriana, Sana, riporta l’abbattimento di alcuni missili israeliani in varie parti del Paese.

Il ministero della Difesa russo, citato da Rt, parla di 28 aerei israeliani che hanno lanciato circa 60 missili di cui la metà intercettata dalla contraerea siriana. 10, invece, i missili partiti dalle postazioni terrestri.

Secondo Debka, l’artiglieria e i carri armati israeliani hanno fatto esplodere le basi da cui sono partiti i missili a Baath vicino a Quneitra e Khan Arnaba. Secondo l’intelligence israeliana, qui sia Hezbollah che i Pasdaran iraniani hanno un centro di comando.

Il portavoce delle Israel defense forces, Ronen Manelis, ha dichiarato che Israele è “pronto per qualsiasi scenario” e risponderà duramente se attaccato. “Abbiamo colpito duramente le infrastrutture iraniane che Teheran ha creato in oltre un anno in Siria. Tutti gli obiettivi sono stati distrutti”, ha precisato Manelis. Nessun commento finora è arrivato dalle autorità di Teheran.

Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha detto questa mattina che Israele ha colpito “tutta l’infrastruttura iraniana in Siria” e ha aggiunto che spera che “questo capitolo sia finito”.

La situazione, a questo punto, è tesissima. Gli Stati Uniti hanno già detto di sostenere qualsiasi tipo di reazione israeliana. Un portavoce del Consiglio di Sicurezza nazionale della Casa Bianca all’agenzia Tass ha detto: “Siamo con Israele nella lotta contro le dannose attività iraniane. Appoggiamo con forza il diritto di Israele all’autodifesa”.

L’attacco è arrivato anche a poche ore dal viaggio di Benjamin Netanyahu a Mosca per incontrare Vladimir Putin. È evidente che il premier israeliano abbia voluto informare il presidente russo delle prossime evoluzioni in Siria. Poco prima del summit, lo stesso Putin aveva riunito il consiglio di sicurezza, proprio per discutere del raid della notte precedente contro la Siria.

 

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