Di Alberto Negri

Dimenticare una guerra (persa) per farne un’altra, ancora più grande. La guerra di Siria, che dura da otto anni con i suoi 400mila morti, sembra già fuori dal mirino dei media. Forse perché gli Usa, visto che l’hanno perduta e non sono riusciti con i jihadisti, le monarchie del Golfo e la Turchia ad abbattere Bashar Assad, adesso devono farne un’altra contro l’Iran, il principale alleato con la Russia di Damasco. Sta accadendo quanto avvenne nel 2003: allora gli Stati Uniti si resero conto che non avrebbero mai vinto la guerra in Afghanistan, cominciata dopo gli attentati di Al Qaida dell’11 settembre del 2001, e quindi pianificarono l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein, giustificata con la “bufala” che Baghdad possedeva armi di distruzione di massa. La più devastante fake news dell’ultimo mezzo secolo, che ha aperto le porte al caos del Medio Oriente del Mediterraneo.
Ora ci provano con l’Iran pianificando l’invio di 120 mila soldati nella regione, con portaerei e cacciabombardieri, inventandosi che Teheran sta sabotando le petroliere nel Golfo. Stanno facendo di tutto per convincerci che bisogna strangolare l’Iran con le sanzioni. Eppure l’Iran, anche per difendere i suoi interessi, è stato il maggiore nemico di terroristi dell’Isis.
La Siria è ancora il teatro di diversi conflitti. Raid aerei russi e governativi sono in corso da tempo nella regione nord-occidentale siriana di Idlib. Ai confini con la Turchia ci sono oltre 40mila jihadisti in parte provenienti dalle aeree in cui la guerriglia islamica è stata sconfitta. In queste zone, da anni fuori dal controllo governativo, si trovano militari turchi accanto a miliziani locali anti-regime. Erdogan vuole salvare i jihadisti che ha usato contro Damasco ma il governo siriano e Mosca sono intenzionati a liberare la regione, strategica per riallacciare i collegamenti stradali Nord-Sud e per la ricostruzione del Paese.
Un altro conflitto è in corso tra la forze armate turche e le milizie curde che hanno fatto parte della coalizione anti-Califfato: gli americani avrebbero dovuto ritirarsi dalla Siria, come annunciato qualche mese fa da Trump, ma non possono farlo perché altrimenti lascerebbero massacrare i loro alleati curdi da Ankara. La realtà è che la Turchia di Erdogan, pur di far fuori i curdi, si è alleata con la Russia e l’Iran. Qui un Paese membro storico della Nato, la Turchia, fronteggia Washington e non ha nessuna intenzione di mollare la presa. Ankara è un rompicapo per gli Usa: i turchi vogliono le batterie missilistiche russe S-400 e da anni tengono in scacco l’Alleanza Atlantica. Per oltre un anno e mezzo impedirono anche i raid americani contro l’Isis dalla base di Incirlik.
A proposito del Califfato: sembrava definitivamente sconfitto dopo la caduta della roccaforte di Baghouz. Ma non è proprio così. Certamente ha perso oltre il 98% del territorio che controllava ma continua a essere una minaccia. L’Isis ha rivendicato una serie di attacchi dinamitardi nell’Est della Siria, nelle aree
controllate dalle milizie curde e dalle forze americane, e nei pressi di un campo profughi a ridosso del confine con l’Iraq, nella regione siriana dei campi petroliferi di Dayr ez Zhor. Vedrete che il Califfato, sconfitto, tornerà utile contro le milizie sciite filo-iraniane: quando c’è da fare una guerra non si butta via niente.

Da Il Quotidiano del Sud

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