Di Giorgio Bianchi

“Un altro passo verso il ritorno a una vita normale. A Damasco, la capitale della Siria martoriata da 8 anni di guerra, riapre il Museo Nazionale. Da domani il pubblico potrà finalmente tornare nelle sale – per ora quattro – della più importante istituzione culturale del Paese, dopo sei anni di chiusura forzata decisa nel 2012. La cerimonia sarà organizzata dal ministero della Cultura in collaborazione con il ministero del Turismo”. ( Il Messaggero)

Nel novembre 2016 fui tra i primi reporter a visitare il museo di Palmira a pochi giorni dalla liberazione della città dalla soldataglia dell’ISIS.
La furia iconoclasta aveva devastato le sale e le opere d’arte che in parte erano state messe in salvo dall’eroico sovraintendente Khaled al-Asaad, il direttore del sito archeologico di Palmira, decapitato e appeso a un palo della luce dai jihadisti dello Stato islamico per essersi rifiutato di indicare ai suoi aguzzini i luoghi in cui erano stati nascosti importanti reperti romani prima dell’occupazione della città da parte dell’ISIS.

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In un’epoca in cui ci si riempie la bocca, spesso a vanvera, con la parola cultura ritengo che la figura di questo eroe, che ha sacrificato la propria vita per proteggere il patrimonio culturale dell’umanità, non sia stata ricordata con la giusta enfasi.
E’ bene rammentarlo sempre che quell’eredità non appartiene soltanto ai siriani ma a tutti noi, pertanto il sacrificio di quell’uomo non riguarda soltanto la Siria ma l’umanità intera.
Mi aspetto che un giorno qualche governante occidentale si svegli dal sonno della ragione e decida di rendere il giusto omaggio ad un vero martire della cultura, un baluardo in carne ed ossa alla barbarie eterodiretta dall’asse Washington-Tel Aviv-Riyad ( e chi più ne ha più ne metta).

Non mi aspetto in tempi brevi che anche il popolo siriano, l’Esercito Arabo Siriano e il presidente Assad ricevano il giusto riconoscimento per il loro sacrificio, ma come si sa il tempo è galantuomo e presto o tardi la verità sulla Siria verrà a galla e personaggi come Saviano, che hanno riversato su quel paese le loro flautelenze mefitiche, verranno giudicati per quello che sono, ovvero piccoli opportunisti che alla verità antepongono il proprio tornaconto personale.

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Allego a questo post l’articolo che scrissi all’epoca per Difesa Online su Palmira

e alcune foto che scattai nel mio mese di permanenza in quel magnifico Paese, tra le quali figura anche una delle ultime immagini del teatro romano, distrutto pochi giorni dopo lo scatto dall’ISIS, durante il periodo in cui riconquistò la città di Palmira.

 

 

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Tutte le foto sono di Giorgio Bianchi

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