Nella Libia è tornato il caos, o forse non è mai scomparso. Un’escalation che è scoppiata giovedì rischia di far precipitare il Paese in un nuovo conflitto fratricida. Il generale Khalifa Haftar sta facendo convergere verso Tripoli tutte le sue milizie e brigate, allo scopo di conquistarla e unificare il Paese sotto la propria autorità. Ma per comprendere gli ultimi avvenimenti bisogna prima tornare indietro. Nel 1969, un ufficiale dell’esercito libico, il colonnello Muammar Gheddafi , effettuò un colpo di Stato contro la monarchia del sovrano Idris I, accusato di essersi arricchito alle spalle della popolazione mentre il Paese si impoveriva, oltre che di essere “filoccidentale”. Gheddafi, attraverso la sua leadership, riuscì a tenere unite a sé tutte le tribù e clan del Paese, differenti per origini, cultura ed usi, oltre che di fedi religiose. La sua politica economica venne caratterizzata dalla c.d. “terza via” ( capitalismo e socialismo ) oltre che da
un forte panafricanismo ed un atteggiamento antistatunitense. Dal 1959 Gheddafi iniziò ad instaurare solidi rapporti con l’Eni italiana e con vari premier, in particolare Bettino Craxi e Silvio Berlusconi. Questi rapporti politici, però, hanno infastidito molti Paesi.

La Libia “oggi”

Tra il 2010 e il 2011 ebbe luogo quel fenomeno che è stato definito “Primavera araba”, che sta ad indicare proteste e manifestazioni scoppiate in alcuni Paesi arabi a volte trasformatesi in guerre civili. In Libia, i rivoluzionari riuscirono ad abbattere il regime di Gheddafi e ad ucciderlo, dopo che le Nazioni Unite acconsentissero a raid aerei effettuati dalla Nato, sotto l’Operazione Unified Protector, su richiesta della Francia. Dopo la sua morte, però, il Paese è sprofondato nel caos. A distanza di anni non è stata ancora raggiunta un’unità, infatti la Libia risulta “divisa” in varie aree. La prima, riconosciuta dalla maggior parte
dei Paesi occidentali e dall’Onu, è la Tripolitania (occidente ) governata dal presidente Fayez Al Sarraj (con capitale Tripoli) che da mesi insieme alle Nazioni Unite sta cercando di dar luogo ad un processo di pace e di indire delle elezioni. A contrapporsi a questo governo è il generale Haftar, ex ufficiale delle forze armate di Gheddafi, che controlla la Cirenaica ( oriente) e che ha piazzato la sua capitale a Tobruk. Costui è intenzionato a riunificare la Libia sotto la propria autorità e dalla sua parte vanta la maggior parte di tribù e milizie, oltre che di militari. Altre aree sparse, invece, sono controllate dai fondamentalisti islamici dell’Isis,

anche se a riguardo mancano degli aggiornamenti precisi.

Le risorse energetiche

La Libia dispone di vari giacimenti di petrolio e gas, ubicati nelle tre principali aree del Paese: Fezzan, Tripolitania e Cirenaica. Quindi, attualmente, Haftar vanta già i 2/3 dei giacimenti, infatti nelle ultime settimane il suo esercito ha marciato nel Fezzan per poi convergere verso Tripoli, accerchiandola. Haftar è sostenuto solo da Egitto, Francia, Emirati arabi e Russia, quest’ultima però ha sottolineato come sia decisamente contraria alle ultime azioni del generale. In ogni caso la presenza di risorse energetiche ha sicuramente provocato l’attenzione dei vari Paesi al conflitto. Molti impianti energetici sono infatti gestiti dall’Eni e si teme che questi Paesi possano essere intenzionati ad impossessarsene. Molti giacimenti, infatti, sono stati già perduti. In ogni caso Haftar sta ignorando gli appelli delle Nazioni Unite e nelle ultime ore i suoi primi contingenti sono arrivati a 20 km da Tripoli, conquistando l’aeroporto nazionale, da qualche ora riconquistato dai lealisti.
Al Sarraj, che attualmente si sta limitando ad organizzare una difesa, non disponendo di abbastanza forze di terra, se non di alcune milizie ( come quella la brigata Zawiya). Da un comunicato, però, giunge la notizia che le prime unità nemiche sono state respinte e molti militari di Haftar catturati. Inoltre, il presidente rassicura che il varco n. 27 della capitale è sotto il proprio controllo e che le postazioni nemiche ai margini della capitale sono state bombardate dai caccia.

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