Guerra alle fake news ovvero libertà di censura

Come il nuovo algoritmo accompagna la finta guerra alle fake news

guerra alle fake news e censura
Laura Boldrini in prima linea da Fazio a presentare la finta guerra alle fake news

É di questi giorni la notizia, riportata da tutti i giornali, che Mark Zuckerberg, AD di Facebook, ha reimpostato il social network più importante del mondo secondo un nuovo algoritmo. In breve, il nuovo algoritmo indirizzerà sulle home dei nostri profili Facebook ,in misura più frequente, i post dei nostri amici e dei nostri familiari a dispetto dei post delle pagine. La motivazione sarebbe quella di “purificare” Facebook e di riportarlo alla sua dimensione originaria, quando metteva in relazione la gente, purezza persa da quando i pozzi del social network sono stati avvelenati dalla pubblicità e dalle fake news. Quindi, più post degli amici e meno post delle pagine significa che le pagine che fanno controinformazione verranno in parte oscurate. Sono state belle finché sono durate.

Sempre di questi giorni é la notizia dell’istituzione di un “gruppo di esperti” che avrà il compito di controllare la veridicità delle notizie che circolano in rete. Stabiliranno cioè quali notizie sono vere e quali non lo sono. Il gruppo, istituito su iniziativa dell’Unione Europea per combattere la minaccia delle fake news, sarà composto da 39 membri arruolati dal poco limpido mondo della comunicazione, dell’editoria, dei social network e delle università. Questi “guardiani dell’informazione” dovranno stabilire un criterio di veridicità delle notizie e fermeranno la diffusione di quelle ritenute “false”.

Si tratta di un momento drammatico per la libertà di informazione: osservando bene tra i membri di questo sedicente “gruppo di esperti” si notano i nomi di quattro italiani, che sono Gina Nieri, dirigente di Mediaset, ovvero la televisione di Silvio Berlusconi, che quanto a libertà di espressione lascia a desiderare; Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera, giornale sempre allineato alla propaganda atlantista e quindi fazioso e inaffidabile; Gianni Riotta, ex direttore del Tg1, telegiornale di governo e autore di “speciali” propagandistici e imperdonabili,come l’ultimo mandato in onda sul Venezuela di Maduro; Oreste Pollicino, docente della Bocconi, università il cui vecchio rettore, Mario Monti -quello che diceva che il più grande successo dell’euro era la Grecia – é stato membro del gruppo Bilderberg. Se questi sono i custodi mi chiedo << Chi custodirà i custodi? >>

Si sta lentamente realizzando il progetto di alcuni politici che fingendo di combattere le fake news non fanno altro che trovare un argomento per la campagna elettorale e, cosa più grave, mettere a tecere la controinformazione una volta per tutte.

Ma dimenticando per un secondo i grandi governi, quelli che hanno il potere di far cambiare gli algoritmi a Facebook, come quello degli Stati Uniti, e pensiamo un attimo a quelli che sono toccati a noi. Pensiamo un attimo a Renzi e alla Boldrini, falsi bastioni della libertà di informazione e di espressione, e chiediamoci dov’erano quando la casa di Marco Lillo, giornalista del Fatto Quotidiano, é stata messa sottosopra dopo una perquisizione per la pubblicazione del libro che fece scoppiare il caso Consip, “Di padre in figlio“? E dov’erano quando la casa di Nicola Borzi, giornalista del Sole 24 Ore, veniva allo stesso modo ribaltata dopo che questo pubblicò un articolo in cui denunciava come i servizi segreti pagassero tramite la Popolare di Vicenza << giovani autori e registi di fortunatissimo programmi di infotainment di TV nazionali provate, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali >> per scopi propagandistici?

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