Di Andrea Zhok

Vediamo se ho capito.

L’intero parlamento italiano, salvo PD ed ex PD, e incluso il presidente del consiglio si sono espressi contro la firma del MES e a favore degli eurobond.

Dopo acerrima battaglia diplomatica, il ministro Roberto Gualtieri, PD, infine ottiene un grande risultato: firma del MES (dice senza condizionalità, ma non è vero, perché si rinvia al trattato in vigore) e nessuna traccia degli eurobond.

Poi ritorna lieto in patria per spiegarci che “E’ una vittoria per l’Italia”.

La sconfitta immagino contemplasse il sacrificio dei primogeniti.

Ora, in questa trattativa il punto non era: “Ma tanto non sei mica costretto a chiederlo l’aiuto del MES.”
Questo lo si sapeva dall’inizio.
Il punto era: come giocheremo le nostre carte, visto che l’unica buona carta che abbiamo è che tutti ora hanno bisogno di un supporto, e noi possiamo porre un veto ad ogni soluzione insoddisfacente?
E dunque, quale forma di aiuto adotteremo?

Quella che aggrava il debito pubblico dei paesi in maggiore difficoltà e li mette sotto tutela (MES).

Quella che mutualizza il debito alleviando l’onere per interessi ai paesi più in difficoltà (Eurobond).

O quello che consente di fornire liquidità senza interessi, o con interessi modulabili a piacimento (monetizzazione del debito)?

L’ultimo punto, pur essendo stato menzionato anche da voci autorevoli e non sospettabili di antieuropeismo (es.: Prodi), non è mai neppure comparso in tavola.

Il secondo punto è stato cassato senza se e senza ma dalla Germania, perché “in contrasto con la loro costituzione” (scusate, dimenticavo che gli unici che devono modificare la propria costituzione a comando, battendo i tacchi, siamo noi – vedi art. 81.)

Dunque resta il primo.

Però Gualtieri ci assicura che “abbiamo vinto”.
Glielo ha garantito la Merkel, insieme alla cittadinanza tedesca.

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