di Andrea Zhok

Il governo gialloverde si è insediato 7 mesi fa.Ho sempre ritenuto, per ogni governo, che sia parte essenziale del gioco democratico lasciare ad un nuovo governo il tempo per dimostrare ciò di cui è capace.

Ho contestato il fuoco di fila a palle incatenate partito aprioristicamente contro il nuovo governo da parte di ex compagni di strada all’indomani dell’insediamento (anzi in verità già prima dell’insediamento). E per ciò mi sono preso, incidentalmente, le più colorite accuse.

Continuo a pensare che quegli attacchi aprioristici dimostrassero non solo scarso rispetto della democrazia (da parte di gente che di essa si riempie la bocca), ma anche uno spettacolo di rara pochezza politica, visto che provenivano da parti che erano state contigue ai precedenti governi e ai loro fallimenti. (Per la prima volta nella storia partiti usciti a pezzi dalle elezioni non hanno ritenuto di dover rivedere nulla, accusando semplicemente il popolo di non averli capiti: roba da SERT).

Detto questo, però, credo che sia giunto il momento di unire i puntini e vedere dove si sta muovendo questo governo.
E quello che vedo mi lascia ogni giorno più perplesso.

Beninteso, non mi lascia perplesso per le stucchevoli ragioni iterate da subito come un disco rotto dai critici a priori: tutte le grida strumentali al fascismo-razzismo-populismo mi lasciano indifferente, oggi come ieri.

Oggetto di valutazione legittimo dev’essere la misura in cui questo governo è all’altezza dei suoi proclami e programmi. E così:

Ho sentito proclami (e toni inutilmente molto sopra le righe) che rivendicavano indipendenza dai diktat europei, per poi vedere che sono stati persi mesi e soldi in esibizioni muscolari, addivenendo ad un accordo modestissimo, e per certi aspetti (come le clausole di salvaguardia) francamente preoccupante.

Ho sentito proclami di nazionalizzazioni e di rilancio del settore pubblico, ma ci troviamo effettivamente con ulteriori riduzioni del perimetro dello stato (dismissioni di patrimonio, blocchi delle assunzioni, ecc.).

Ho sentito proclami sulla ‘green economy’ e mi ritrovo con le trivellazioni in Adriatico.

Ho sentito parlare di reddito di cittadinanza che avrebbe addirittura ‘abolito la povertà’ e mi ritrovo con un sussidio di disoccupazione che ricalca il precedente reddito di inclusione, estendendone sì gli importi, ma anche le condizionalità e i burocratismi.

NON ho sentito parlare di investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo (come avrei reputato necessario). E qui purtroppo ho avuto proprio quanto promesso.

Bene, ora direi che la moratoria del ‘lasciateli lavorare’ per conto mio è scaduta; e, a prescindere dal mio giudizio, che conta meno di niente, ho l’impressione che se il governo pensa di arrivare a chiacchiere e distintivo fino alle elezioni europee ha seriamente sbagliato i conti.

Certo, resta vero che al governo gialloverde sono aperte praterie ubertose dal fatto che all’opposizione ci sono quelli che hanno ignominiosamente dominato la scena politica degli ultimi lustri (PD e FI).

Il governo gialloverde è insomma come un animale che si ritrova in una nicchia ecologica dove non ha predatori naturali.
Può muoversi con grande agio, esporsi, commettere imprudenze e strafalcioni, tanto non c’è nessuno a fargli la festa.
Già.
Però, se sei un animale goffo, impacciato, inutile a sé stesso e agli altri alla lunga basta anche un raffreddore, e la fine del dodo è dietro l’angolo.

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