Di Francesco Labonia (“Indipendenza”)

“Inondare le strade!”, questo l’appello a scendere in piazza rivolto a tutti i venezuelani da Juan Guaidò, il fantoccio degli USA autoproclamatosi (nel gennaio scorso) presidente ad interim del Venezuela.

Caduto nel discredito politico e personale, pressoché scomparso politicamente nel Paese come da ultime manifestazioni dallo scarsissimo seguito, semi abbandonato dai suoi stessi registi golpisti a Washington, sempre meno considerato anche nell’opposizione venezuelana, Guaidò rilancia con un appello alla manifestazione convocata in fretta e furia per domani, sabato 16 novembre.

Chiaro l’intento di sfruttare forze e interessi che hanno fomentato il golpe in Bolivia e portato al rovesciamento del presidente Evo Morales per riproporre il copione anche in Venezuela e arrivare al rovesciamento delle legittime autorità bolivariane e del presidente Nicolas Maduro.
Visti i pregressi tentativi golpisti nel Paese dei mesi scorsi c’è da aspettarsi che per Guaidò –e la cricca d’estrema destra che lo circonda– l’unico modo per far parlare di sé e attirare attenzioni sia attraverso un crescendo della tensione da accompagnare con feriti e, preferibilmente, con morti…

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