Di Giorgio Bianchi

Questa mattina alle 4:00 Elena, la mamma di Spartaco, è stata contattata sul posto di lavoro dai carabinieri ed è stata invitata a recarsi presso la sua abitazione.
Ad attenderla c’erano quattro macchine dell’Arma e diversi militari.
Massimo combatte nel Donbass da quattro anni e due anni fa è anche rientrato in Italia per andare a trovare la sua mamma e i nipoti che non vedeva da diverso tempo.
All’epoca il governo era quello del PD.
Voi direte cosa c’entra il governo in carica con tutto ciò ?
C’entra, c’entra.
Quanto c’entri il governo in carica lo si può evincere leggendo l’articolo qui di seguito; estraggo giusto qualche paragrafo per capire meglio di cosa si stia parlando.

“Operazione dei Ros nella notte. Sono accusati anche di possedere «armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero». Un’inchiesta che sfiora Lega e CasaPound”
“Per sei di loro, originari di varie regioni e perlopiù simpatizzanti dell’estrema destra o della Lega, il tribunale di Genova ha ordinato l’arresto per arruolamento o armamenti non autorizzati al servizio d’uno stato estero”, reato punito con pene tra i 4 e i 15 anni”.

“L’indagine nelle ultime settimane ha subito un’improvvisa accelerazione, mentre per mesi era parsa arenata”.

“La onlus con l’italo-russa vicina al Carroccio
Perché la Liguria? Gli accertamenti delegati ai carabinieri del Ros erano partiti dalle perquisizioni di due giovani dai variegati percorsi tra Forza Nuova, CasaPound e gruppi skinhead, autori di scritte inneggianti al nazismo nello Spezzino. Mappando i loro contatti e le progressive ramificazioni, l’Arma si è poi imbattuta da Nord a Sud in una serie di movimenti neofascisti, circoscrivendo infine i presunti mercenari.
Oltre a Palmeri, che nel Donbass ha pure creato una onlus insieme a un’italo-russa vicina al Carroccio e in seguito candidata per Fratelli d’Italia a un’elezione municipale tra i principali personaggi coinvolti ne figurano tre presenti almeno dal 2015 sui campi di battaglia”.

“Nell’elenco dei pubblici ministeri compare quindi Gabriele Carugati, detto “Arcangelo”, ex addetto alla sicurezza d’un centro commerciale lombardo, figlio di Silvana Marin, per lungo tempo dirigente della Lega a Cairate (Varese): su Facebook conferma di vivere a Donetsk e alterna fotografie in mimetica a immagini di raduni a Pontida”.

“Perciò i pm hanno deciso di accelerare e il giudice ha accolto le richieste disponendo le misure cautelari”.

Ci siete arrivati da soli ?
Bravi non avevo dubbi sulle vostre qualità di piccoli investigatori.
Ci sono stati e ci sono italiani arruolati nelle fila di gruppi paramilitari neonazisti nell’Ucraina governativa (si neonazisti avete letto bene).

E ci sono stati italiani che hanno combattuto in Kurdistan a fianco dei Curdi ( hanno anche scritto libri e saltellato da una trasmissione all’altra).

Ma ciò che smuove la giustizia e gli organi di informazione mainstream sono solo i volontari del Donbass e guarda caso dopo l’insediamento del governo gialloverde.
Cormac McCarthy in un dialogo scritto per “The councelor” fa dire al suo personaggio la celebre frase:

“I mie capi non credono alle coincidenze. Ne hanno sentito parlare ma non ne hanno mai vista una”.

Ecco in questo caso la “non coincidenza” è la possibilità di fare propaganda politica contro il Governo (accusato neanche troppo velatamente di ispirare neofascisti per combattere al “soldo di Putin”) con l’aggiunta di un pizzico di campagna russofobica che non guasta mai.
Due piccioni con una fava.
In Italia la giustizia e i media sono purtroppo ad orologeria: fischiettano e guardano altrove quando al governo ci sono i buoni per poi scatenarsi come cani da muta quando i governi risultano essere sgraditi.
Sarebbe interessante soffermarsi sul paradosso dei “neofascisti leghisti presunti” che combattono contro i “neonazisti conclamati” (accolti tra l’altro con tutti gli onori nei palazzi delle istituzioni dall’allora Presidente della Camera Boldrini); ma non è questa la sede migliore per fare esercizi di onanismo mentale di questo tipo.

Ho sentito stamani la mamma di Spartaco e pochi minuti fa Massimo via Messanger e posso assicurare che sono assolutamente sereni; Spartaco ribadisce di non aver mai reclutato nessuno per combattere (anzi a chi gli chiedeva via social ha sempre cercato di dissuaderlo snocciolando i rischi che comportava una scelta di quel tipo), di non essersi arricchito con questa guerra (questo posso tranquillamente confermarlo avendo più volte constatato le sue modeste condizioni di vita, con una compagna e due bambini da mantenere con poco più di 200 euro al mese di diaria) e di non comprendere questo assurdo doppio standard di comportamento tra il suo caso e quello di tutti gli altri volontari che hanno combattuto nell’Ucraina governativa o in Kurdistan.
Voglio bene a Massimo e alla sua famiglia pertanto questo è chiaramente un post di parte.
Forse anche io in questo caso non sono credibile come quelle frattaglie di pecora che sono i giornali mainstream.
Ma una cosa ci tengo a dirla: Massimo mi ha insegnato che nella vita è possibile far coincidere l’io ideale con l’io reale; nel bene o nel male (a seconda dei punti di vista) lui è lì perché ci ha creduto e ci crede veramente, alla faccia di quelli che le guerre le combattono seduti sulla tazza del cesso con lo smartphone in mano.
La cosa fotograficamente migliore che ho realizzato nella mia vita professionale è probabilmente la sua storia dove, a mio giudizio, c’è tutto ciò che occorre veramente sapere di lui.
Il resto è vomitevole propaganda politica.

Donbass stories – Spartaco and Liza

*Nella foto Spartaco e Liza a Doneck nel marzo 2018, ©Giorgio Bianchi

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