Di Andrea Zhok

Ieri sera il nuovo segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha preso finalmente posizione sul caso ANM, che coinvolge esponenti del PD ed in special modo l’ex ministro renziano Luca Lotti.

Con un intervento in televisione, Zingaretti, quello che ha vinto le primarie PD nel nome del rinnovamento, del riavvicinamento alle periferie, e della presa di distanza dal renzismo, ha difeso senza remore Lotti, adottandone la linea difensiva (“non ci sono reati; erano solo chiacchiere private.”)

Secondo le ricostruzioni della Guardia di Finanza, tra il 9 e il 16 maggio, in diversi alberghi di Roma si sono incontrati: Luca Palamara (ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati), i consiglieri del CSM (massimo organo di autogoverno della magistratura) Criscuoli, Morlini, Lepre, Cartoni e Spina, e infine i deputati del PD Lotti e Ferri.

Dalle intercettazioni di Palamara emerge un esercizio sistematico di pressioni per condizionare nomine e promozioni alle più alte cariche della magistratura nazionale.

Nello specifico, Palamara e Lotti discutono di come orientare la nomina del successore di Giuseppe Pignatone a capo della procura di Roma, e del trasferimento del PM Creazzo a Reggio Calabria, liberando così Firenze, in seguito all’inchiesta promossa dallo stesso Creazzo a carico dei genitori di Matteo Renzi.

Emergono richieste di “dare un messaggio forte” al membro del CSM Ermini, che si presentava in qualche misura come ‘intrattabile’.

Si parla di dossier raccolti per fare pressione su alcuni magistrati sgraditi (come il suddetto Ermini), per ottenerne il trasferimento.

Il tono generale delle discussioni (tutto reperibile in rete) non lascia alcun dubbio sul senso e il tenore delle operazioni: non sono ‘scambi di opinioni’, non sono chiacchierate pour parler, sono processi deliberativi in cui si adottano strategie particolareggiate per ottenere specifici obiettivi.

Ora, il problema di una notizia del genere è che è talmente clamorosa che si fa fatica a dare la priorità ad un aspetto specifico.

La prima cosa da osservare è che non parliamo dei vertici di una bocciofila, e neppure di un posto all’università, ma parliamo dei vertici della magistratura, cioè dell’unico potere che, sulla scorta della separazione dei poteri di Montesquieu, è in grado di arginare e controllare il potere politico.

Parliamo cioè della nomina di persone che sono in grado, con decisioni personali, letteralmente di distruggere l’onorabilità e la carriera di chiunque.

Ebbene, decisioni intorno a promozioni e trasferimenti dei vertici delle procure italiane vengono presi da un gruppo di pressione privato, di cui fanno parte alti esponenti di partito (alla faccia di Montesquieu).

La seconda cosa da notare è che per anni una parte politica (a me lontanissima) ha lamentato l’esistenza di un ‘partito delle toghe’, con specifico riferimento ad influenze sulla magistratura da parte di forze del centro-sinistra.
E per anni, di fronte a quelle accuse, milioni di persone (tra cui il sottoscritto) replicavano in buona fede sdegnate che delegittimare la magistratura era un atto vergognoso e imperdonabile.

Oggi mi chiedo se qualcuno abbia la percezione di quale devastazione morale comporti quanto appena accaduto.

E infine, a scanso di equivoci, interviene il segretario del Partito Democratico, a difesa del principale accusato del proprio partito, togliendo ogni possibile dubbio sull’estensione del marcio.

Ciò che in definitiva lascia esterrefatti è la totale mancanza di comprensione in personaggi come Zingaretti di quale impressione faccia al cittadino comune sentire quelle intercettazioni, sentire alti magistrati e vertici politici, forti dei propri agganci privati, complottare per mettere le persone gradite nei posti giusti o per screditare persone sgradite.

Ma questi davvero pensano che il punto sia se, in punta di diritto, si possa arrivare o meno ad una condanna? E peraltro decisa da chi? E con quale credito?

Mi chiedo se ci sia la minima consapevolezza di quale danno mortale ad una democrazia sia rappresentato da una cosa del genere, quale ingiuria, quale schiaffo ad una popolazione sempre più in condizione di sudditanza. Di quale impressione faccia a persone, cui viene rinfacciato ogni momento la responsabilità delle proprie sconfitte, della propria irrilevanza e talvolta miseria, sentire come un ceto di ottimati governi il paese in colloqui privati; salvo poi ergersi a censori della morale quando sono sulla scena pubblica.

E infine, a coronamento di eventi di tale gravità, non è possibile non notare i silenzi, le cautele, i mezzi toni, sommessi e prudenziali da un lato della grande stampa e dall’altro del Presidente della Repubblica (capo del CSM e rappresentante di tutti gli italiani).

Un quadro devastante le cui conseguenze pagheremo tutti a lungo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome