Alina (Foto: Maurizio Vezzosi)
Di Maurizio Vezzosi*
Alina. Una delle migliaia di persone che vive nei villaggi a ridosso del fronte che divide le autoproclamate Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk ed i territori sotto contro dell’esercito ucraino. La sua casa si trova ad un paio di chilometri dalle ultime posizioni delle milizie popolari. Vive con suo padre: l’anziano, un minatore in pensione, cura l’orto di casa e le arnie dove raccoglie il miele delle sue api. L’anziano parla in surgik, il dialetto che mescola ucraino e russo, e a tratti non lo capisco. Fuma a pieni polmoni una sigaretta dopo l’altra, mentre la figlia prepara il pranzo. Mi racconta dei decenni di lavoro in miniera, mostrandomi il libretto di lavoro dell’Ucraina sovietica ed il passaporto ucraino. “Nell’orto raccolgo di continuo schegge e proiettili”. Camminando all’esterno mi fa vedere i risultati di quattro anni di combattimenti. Mi chiede di non fotografarlo: come migliaia di altri spesso è costretto ad attraversare il fronte, e al momento dei controlli effettuati dall’esercito ucraino e dalla polizia anche la pubblicazione di una banale foto potrebbe creargli seri problemi. Al contrario Alina mi guarda sorridendo e mi dice “Fotografami, e racconta quello che ti dico. Non ho paura di dire la verità. Siamo stufi di quello che il governo ucraino ci ha fatto e continua a farci. L’acqua corrente qui manca da quattro anni, ed anche il gas. Fortunatamente per l’inverno abbiamo il carbone. La guerra continua, ma lavoriamo e andiamo avanti.”

 

*Postato su Facebook dall’autore

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