Di Alessandro Di Battista

Ma se fosse stato un giornalista dissidente russo, o iraniano, ad essere ucciso, fatto a pezzi o sciolto nell’acido, dopo essere entrato nel consolato del proprio Paese, cosa sarebbe successo? Le sanzioni sarebbero già partite o no? La comunità internazionale si sarebbe espressa con forza o no?

Qualcosa forse si sta muovendo tuttavia l’Arabia Saudita gode ancora di un’assurda immunità. Perché? Perché compra armi in tutto il mondo, dagli USA all’Italia! E allora dei diritti violati in quel paese – salvo rare eccezioni – non importa a nessuno. La maggior parte dei giornali italiani tace sull’atroce crisi umanitaria che sta vivendo la popolazione dello Yemen ma è pronta ad accusare la Russia di qualsiasi efferatezza. Io continuo a sostenere che le sanzioni alla Russia non abbiano nulla a che vedere con i diritti umani in quel paese. Si tratta di geopolitica, punto. E’ nell’interesse dell’Italia e, a mio modo di vedere, del mondo intero, smetterla una volta per tutte con queste sanzioni e tornare a vedere la Russia come un interlocutore fondamentale anche in ottica di lotta al terrorismo internazionale.

L’Unione Europea prova a mostrare i muscoli (il cervello quando?) se l’Italia cerca una via diversa per uscire dal pantano economico ma si è dimostrata suddita di interessi altrui quando ha imposto le sanzioni alla Russia.

P.S. Pare che alcuni resti del giornalista saudita Khashoggi siano stati trovato a casa del console dell’Arabia Saudita in Turchia. Vedremo se la notizia verrà confermata o meno. Quel che è certo è che è stato ammazzato nel proprio consolato e la storia della colluttazione finita in tragedia non se la beve nessuno.

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