Lo scorso 22 dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha partecipato ad una riunione allargata con i vertici del ministero della Difesa. Durante la riunione ha mostrato i risultati ottenuti dalle forze armate nel corso del 2017 e delineato gli obiettivi militari del 2018, in un discorso chiarissimo in cui ha toccato dei punti decisivi sulla situazione geopolitica internazionale e sugli equilibri mondiali tra le potenze.Il discorso prende le mosse dalla situazione in Siria.

” […] Nella lotta al terrorismo internazionale, una minaccia assolutamente globale, i nostri soldati hanno agito coraggiosamente, professionalmente e soprattutto efficacemente, dimostrando le capacità qualitativamente nuove della Russia e hanno dato un contributo decisivo per sconfiggere il gruppo più capace di terroristi internazionali. […] In cooperazione con le truppe siriane, le forze russe hanno liberato praticamente l’intero territorio siriano dalle bande di militanti, salvato la vita a centinaia di migliaia di persone, preservato la sovranità siriana è aperto opportunità di risoluzione politica al suo interno “.

C’è il mondo in queste parole iniziali. Spiego con ordine:

LOTTA AL TERRORISMO

Lo scorso 9 novembre l‘Isis ha visto disgregarsi in maniera totale la sua sovranità territoriale. L’ultima roccaforte di Daesh, Abu Kamal, è stata riconquistata dall’Esercito Arabo Siriano ( EAS ) e dai suoi alleati, mettendo fine allo Stato Islamico. Nonostante non sia finito il terrorismo, è stata certamente posata la prima pietra per la ricostruzione politica, diplomatica, morale e materiale della Siria.

TERRORISMO PERICOLO GLOBALE

L’intervento delle forze armate russe contro il terrorismo ha scongiurato la possibilità che si venisse a creare un califfato che si sarebbe esteso dal Medio Oriente, toccando l’Asia centrale, all’Africa settentrionale, gettando nel caos definitivo l’intero mondo arabo e quello occidentale.

SOLUZIONE POLITICA

La sconfitta militare dell’Isis ha tracciato la strada per una risoluzione politica in Siria. É chiaro che il nuovo assetto politico-diplomatico che verrà deciso per la Siria definirà il “nuovo ordine medio orientale”. L’incontro di Sochi è stato decisivo: Rohani, Putin ed Erdogan si incontrano per giungere ad una soluzione diplomatica condivisa in Siria da proporre al fronte avversario.

Dopo l’incontro di Sochi, si definiscono chiaramente le parti in gioco: da una parte l’Iran e la Russia – che consolidano la loro alleanza – e la Turchia, che dopo essere stata tra i maggiori responsabili del disastro siriano, scivola sulla questione curda e preferisce passare dalla parte di Mosca; dall’altra parte Israele e Arabia Saudita – seguiti a vista dagli Stati Uniti – che non accetteranno mai che l’Iran assuma un ruolo centrale nella regione. Ma soprattutto, a Sochi mancano gli USA, increduli davanti al vaso rotto: a cosa ha condotto la loro politica scellerata? Alla perdita del Medio Oriente, senz’altro, che tra le macerie ha trovato un garante della pace e degli sviluppi diplomatico-militari in Putin.

Rohani, Putin ed Erdogan all’incontro di Sochi (Reuters)

Il 12 novembre, incontrando nello stesso giorno Erdogan in Turchia, Assad in Siria, al-Sisi in Egitto, il re di Giordania e Abu Mazer, Putin ha mostrato lo spessore della Russia – fondamentale per contenere gli equilibri mondiali e per il mantenimento della pace – e soprattutto ha mostrato agli USA e all’Occidente di essere la potenza militare che loro non vogliono riconoscere.

Il presidente della Federazione Russa prosegue il suo discorso proprio in questa direzione, e dice :

” Abbiamo completato profonde riforme strutturali delle forze armate e migliorato l’efficienza dell’intero sistema dell’amministrazione militare. […] Nei prossimi anni, dobbiamo continuare a lavorare in modo coerente e garantire lo sviluppo qualitativo delle forze armate. Il mondo sta vivendo una vera rivoluzione economica, tecnologica ed educativa. […] Oltre a prestare attenzione a queste tendenze, dobbiamo renderle le fondamenta della nostra pianificazione e sviluppo militare ”

Con queste parole Putin conferma il progetto di perfezionamento della tecnologia militare, asserendo che si tratta di un progetto necessario per due motivi: il primo è di natura scientifica, per cui secondo il tradizionale rapporto tra scienza e forze armate, ogni potenza sarà obbligata a raffinare il proprio arsenale militare, e la Russia non potrà restare indietro; il secondo motivo, ben più allarmante, è di natura geopolitica. A proposito dei cambiamenti degli equilibri mondiali di potere e della situazione politico-militare, riferendosi in modo particolare alla penisola coreana e al Medio Oriente, Putin dice:

“[…] In Europa, dove la NATO e gli Stati Uniti continuano a costruire rapidamente le loro infrastrutture. […] (Quella della NATO) è una strategia aggressiva. […] Abbiamo il diritto sovrano e ogni capacità di rispondere in modo adeguato e rapido a queste minacce “.

Il presidente della Federazione Russa si riferisce allo schieramento – da parte della NATO – di missili polivalenti in Polonia e in Romania, schierati alle porte della Russia. E dice chiaramente: la Russia risponderà con efficacia e prontezza all’armamento dei paesi NATO vicini con una risposta militare adeguata, raffinando il suo arsenale e mantenendo così la parità strategica. Davvero l’Europa vuole correre il rischio che scoppi una guerra nucleare ,sul suo suolo, preparata degli USA e per gli interessi degli USA?

l’accerchiamento militare Nato della Russia ( Limes )

A undici anni dal discorso alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, in cui Putin avvertì senza mezzi termini che un mondo unipolare non era possibile e che questo sistema politico sarebbe stato distruttivo per gli stessi Stati Uniti – oltre che per il pianeta – i quali sarebbero andati incontro ad un’implosione violenta, cosa dobbiamo pensare?

Innanzitutto bisogna prendere coscienza del fatto che i centri di potere sono mutati e si stanno spostando sempre più rapidamente a Oriente.
l’Europa deve guardare alla Russia come ad un amico e premere per l’abolizione delle sanzioni, ristabilendo la normalità dei rapporti commerciali e politici con la Russia. Dovrebbe inoltre sganciarsi dalla NATO, disarmando il suolo europeo dalle armi nucleari statunitensi, che ci espongono al rischio di una morte violentissima.
Infine é necessario riformare l’intero circuito mass-mediatico. Che i media riconoscano le colpe e i meriti, i peccati e i miracoli delle forze politiche. É necessario farla finita con la criminalizzazione mediatica di Putin e ammettere che oggi é l’unico uomo che può contenere il mondo dalla guerra nucleare.

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