Di Vittorio Nicola Rangeloni*

Su 36 civili che dal 16 febbraio al 15 maggio 2018 sono rimasti vittime del conflitto in Donbass 33 casi (6 morti e 27 feriti) sono da imputare all’esercito ucraino, mentre gli altri 3 (feriti) sono sulla coscienza delle milizie delle repubbliche popolari (si parla solo di quelli coinvolti da colpi di arma da fuoco o da esplosioni di colpi di mortaio o artiglieria. La lista si allunga se si aggiungono quelli rimasti uccisi o feriti da mine antinuomo o da deflagrazione di ordigni inesplosi).
33 contro 3. A dirlo è il report dell’ONU (UNHCR).

Umanamente parlando non mi piace associare crudi numeri alle persone, ma questi sono i fatti. Dire che per gran parte sia Kiev a sparare contro i civili del Donbass non è propaganda ma una semplice constatazione delle Nazioni Unite. E questo i media non lo diranno, in quanto secondo non in linea il copione di gran parte delle redazioni secondo il quale sia la Russia a violare la tregua.

Inoltre nel report vengono citati i casi degli operai della stazione di filtraggio dell’acqua di Donetsk che vennero bersagliati dal fuoco ucraino in diverse occasioni. Secondo l’ONU in questo caso le sparatorie contro gli operai “con molta probabilità sono state condotte in modo mirato” e quindi sarebbero da considerarsi veri e propri crimini di guerra.
Oggi l’ennesimo attacco d’artiglieria da 122mm contro un centro abitato della DNR da parte dei soldati di Kiev. Anche in questo caso, come accade ormai ogni giorno, un civile ha riportato ferite.

fonte: https://www.ohchr.org/Documents/Countries/UA/ReportUkraineFev-May2018_RU.pdf

*Postato su Facebook dall’autore

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome