Di Pierluigi Fagan

AUTO-NOMIA. Letteralmente “darsi la legge da sé”. Il processo di emancipazione umana dalla gerarchia che ordina qualsivoglia società sin dalla nascita delle cosiddette società complesse, orsono più di cinquemila anni fa, è la storia del fallimento storico della nostra capacità di darci la legge da noi. Ciò non dice che sia impossibile, dice solo che è stato fino ad oggi molto difficile. Per legge s’intende poi il sistema giuridico, ma prima l’ordinatore sociale, il cosa facciamo, quanto e chi fa cosa, come si distribuiscono potere, flussi, vantaggi e svantaggi sociali, rispetto a chi e cosa, quali i costi ed i profitti.

Siamo oggi, qui da noi in Italia, in uno degli ennesimi passaggi di consegne tra poteri. Il potere che ha fallito è quello che più in generale chiamiamo liberale. Con ciò s’intende una concezione cosmetica della democrazia, in realtà beauty contest delle oligarchie. Oligarchie varie tra loro solidali e connesse a sistema fatte da accumulatori di ricchezze per lo più di origine finanziaria e sempre meno specificatamente produttiva, che finanziano i loro politici e di loro intellettuali, contornate da trader e banchieri ed uno sciame di beneficiati delle briciole che cadono dal tavolo del banchetto detto “classe medio-superiore”. La classe medio-superiore non è sempre ben illuminata, in realtà è invece importante perché è quella che dà corpo, cioè i numeri (sempre minoritari ma di una consistenza certo maggiore di quella delle semplici élite) al gruppo dominante che è fatto di più classi.

Queste élite sono cadute nel periodico errore (in cui cadono storicamente tutte le élite) dell’over-stretching, hanno cioè esteso oltre il dovuto la validità di certi paradigmi: il globale sul locale, il finanziario sul produttivo, le libertà civili su quelle sociali. Ma soprattutto hanno fratturato la società oltre il sostenibile. E’ un fatto strutturale non d’opinione, le società possono esser dominate ma al contempo, debbono esser mantenute ad un regime di loro minima funzionalità organica. Le fotografie delle diseguaglianze, che siano definite economicamente, o socialmente, o culturalmente o in base alle condizioni di opportunità, la speranza che allarga il raggio di vigenza di un ordine sociale oltre la sua effettiva estensione dando l’impressione che “ok, va bene così, giochiamo questo gioco e speriamo di vincere la lotteria”, tutto ciò è andato fuori registro, non si tiene più assieme, è dis-organico, quindi dis-organizzato, l’equivalente del cancro per le società umane.

S’avanza quindi l’alternativa. Una alternativa tagliata sull’opposizione alla forma dominante. Ma l’opposizione simmetrica alla forma dominante è davvero una alternativa? Le forme, non dovrebbero rispondere alla necessità adattive della relazione tra società e contesto? Cosa guadagniamo in autonomia passando dall’Unione europea allo stato-nazione? Molto se B è parametrato ad A ma la forme politiche non esauriscono la comparazione nella reciproca opposizione, vanno comparate al contesto del XXI secolo, le società si debbono adattare al contesto, non solo competere tra loro. E cosa guadagniamo da amici di Obama, Merkel e Macron ad amici di Putin o Orban o Le Pen? Cambiando amicizie otteniamo più autonomia? Guadagniamo in autonomia opponendo ai gay pride, i crocefissi? Se sostituiamo i “venghino signori venghino” dell’open society con i punteruoli che bucano i canotti? Otteniamo più autonomia se invece di denunciare il lungo e vasto, scientifico processo di ignorantizzazione di massa e quindi spenderci per più cultura, formazione, informazione, pluralità e sperimentazione diffusa, ci avventuriamo lungo i crinali della democrazia censitaria o del voto ponderato o della democrazia elettronica o dell’estrazione a sorte? E che ne è del problema delle neoplasie sociali, cioè delle diseguaglianze? Qualcuno ha idee su come ridurre le diseguaglianze o stiamo giocando ad opporre ad una agenda sempre più scombinata, un’altra che sembra opposta ma rimane scombinata essa stessa visto che è modellata sulla scombinatezza dell’altra?

Auto-nomia. Mi sa che in effetti dell’autonomia non frega niente a nessuno. Quello che ci piace per rivendicare la nostra sovranità presunta è scegliere a quale servitù aderire volontariamente.

Autonomia: [sost. fem. sing.]: nella teoria dei sistemi un sistema è dotato di autonomia se le relazioni e interazioni che lo definiscono nel suo complesso sono determinate solamente dal sistema stesso.

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