Di Giorgio Bianchi*

Ieri notte una mia carissima amica attivista di Amnesty International mi ha mandato tramite Messanger un link riguardante l’ennesimo arresto in Russia di Maria Aljokhina chiedendomi un giudizio in merito.
Ora si sa che la Russia è un paese dove quasi tutti osservano le regole e a quelli che non le rispettano, glielo fanno fare. Uno potrà discutere all’infinito sulle regole ma la Russia, contrariamente a quanto molti pensano, è uno stato di diritto. Contravvieni, ti beccano, paghi; l’equazione è molto semplice, la capirebbe anche un bambino.
La nostra “pussy riot” Maria, condannata a diverse ore di servizi sociali (udite udite che livello di tortura), ha pensato bene di evadere per ben due volte la sentenza di affidamento ai servizi sociali ed è stata multata (fascismo puro griderebbe qualcuno).

Era tardi, stavo vedendo un film cosa vuoi rispondere ad una cosa del genere ?
La mia amica è persona colta, decisamente intelligente, pasionaria. Due giorni fa ero piombato sulla sua bacheca e mi ero messo a polemizzare con i suoi amici attivisti sulla questione migranti. Una risposta andava data.
Alla fine ho deciso di rispondere con questo.

Un attivista afroamericano, padre di famiglia, si è visto l’FBI irrompere in casa armi in pugno per dei post su FB.
Ma Dio santo (e qui sale l’embolo) è mai possibile che si continui a vedere la pagliuzza e non la trave ?
Gli USA sono quel paese dove dall’inizio del 2018 sono stati uccisi in strada dalla polizia oltre 600 cittadini (provate ad immaginare il colore della pelle prevalente).
Ogni anno la cifra degli omicidi operati dalla polizia si aggira attorno alle 1000 unità (10000 in 10 anni 100000 in 100 anni, una guerra).
Ci sono persone che in casa detengono arsenali, c’è la pena di morte, un carcere extraterriotoriale e extragiudiziario dove vengono utilizzate tecniche di coercizione durante gli interrogatori.
Rapiscono e torturano cittadini stranieri (ricordate il caso Abu Omar ?) i loro militari si sono macchiati di torture ai danni di prigionieri e di uccisioni gratuite per giocare ai videogame con le persone reali.

Trafficano in armi, organizzano colpi di stato (Ucraina, Siria, Libia solo per citare gli ultimi esempi) destabilizzano paesi (sceglietene uno a caso in America Latina).
Hanno diffuso nel 2008 come la peste la crisi economica che ancora attanaglia l’economia di mezzo mondo.
Hanno 60000000 milioni di poveri assoluti, un sistema sanitario che lascia morire chi non può permettersi le cure, un tasso di mortalità infantile da paese sottosviluppato, un sistema scolastico che sforna ogni anno generazioni di ignoranti.
Vogliamo aprire il capitolo delle “guerre contro il terrore” o per “esportare la democrazia” ?
Apriamolo.
Jugoslavia, primo Iraq, Afghanistan, secondo Iraq, Siria, Ucraina, Libia, Yemen.
Qualcuno bravo in matematica e con tanta pazienza si vuol prendere la briga di fare il conto dei morti, dei soldi spesi e della devastazione prodotti da queste guerre “umanitarie” ?
Dove erano gli attivisti, dove era la società civile, dove cazzo erano le ONG e gli umanitaristi un tanto al chilo con le loro variopinte t-shirt da battaglia ?
Ve lo dico io. A puntare il ditino contro i paesi non allineati, rei di scansare il tacco di una potenza imperiale che gode di immunità e favore da parte di tutti i media mainstream.
Il comportamento degli USA meriterebbe una mobilitazione permanente, ma invece in questi giorni si continua a “multare la Russia per eccesso di velocità ad Indianapolis” (Cit.)
Lo scambio di messaggi di ieri notte tra me e la mia amica si è concluso con una proposta da parte mia: una conferenza sul tema della disinformazione alla quale dovrebbero partecipare gli attivisti e i vertici di Amnesty (nazionali quantomeno) e giornalisti e blogger che praticano la controinformazione.
Il guanto di sfida è stato lanciato anche se immagino già la risposta.

*Postato su Facebook dall’autore

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