Fa tristezza assistere all’ondata d’odio che il popolo “armato” del web sta riversando su Francesca Totolo, la ricercatrice indipendente che indaga sulle attività delle ONG. A scatenare questa reazione d’odio è stato La Stampa, in un articolo rilanciato niente popò di meno che da Saviano, in cui la Totolo viene accusata di essere  “la dama dei dossier sovranisti” e il “terminale di una rete di account anonimi e siti russi”.

Già nel sottotitolo dell’articolo del giornale torinese c’è tutto il materiale per screditare e delegittimata politicamente e professionalmente una persona. Per chi ci casca, è ovvio: sovranista e legata ai russi. La quintessenza del complottismo della famiglia beneducata dei democratici liberal progressisti (si, esatto, quelli che hanno promosso tutte le guerre degli ultimi anni). C’è da chiedersi eventualmente in cosa consista la minaccia rappresentata dai sovranisti, anche perché chi scrive è un fiero sovranista, e ricorda di essere schierato dalla parte dei popoli contro la globalizzazione coatta, dalla parte delle identità delle comunità contro l’omologazione culturale neocolonialista in nome del profitto, dalla parte della libertà politica e monetaria contro la mala gestione della cosa pubblica da parte della Commissione Europea.

Sovranità non significa nazionalismo, ma questo il “colto e superiore” popolo della malandata sinistra non lo capirà. Continuerà a pensare che la società aperta e liberale del 21esimo secolo sia messa in serio pericolo da questi soggetti anonimi e poco raccomandabili che chiamano “sovranisti”, i quali non desiderano altro che riportare il fascismo in Italia, con l’aiuto dei russi, naturalmente.

Da La Stampa fino a Giornalettismo.com, tutti i mezzi d’informazione hanno gettato in faccia alla Totolo l’accusa di aver diffuso la bufala dello smalto sulle unghie di Josefa, la camerunense fortunatamente sopravvissuta ad un naufragio. Come ha scritto la stessa Totolo:” Ho visto il servizio al TG5 – e ho fatto lo screenshot. Poi, l’ho pubblicato su Twitter. Ma non ho mai detto quello che poi mi hanno contestato. Parlavo di due ipotesi: o lo smalto lo aveva già o le è stato messo a bordo. Un fatto curioso, no?”.

E curioso è anche il fatto che la macchina del fango si sia scatenata su questo tweet, al quale la Totolo è stata ridotta, lasciando da parte e in stato d’oscurità il lavoro di ricerca e d’inchiesta che la ricercatrice indipendente sta portando avanti da anni, un lavoro che svolge documentando quello che scrive citando fonti ufficiali e verificate, oltre che le stesse informazioni rilasciate dalle stesse ONG sui loro siti e sui loro profili social.

Si aggiunge poi un’altra accusa nei confronti della “dama dei dossier sovranisti”: essere finanziata da Il Primato Nazionale, l’organo di stampa di CasaPound Italia. Questo aspetto va chiarito. Francesca Totolo non viene pagata da CasaPound per scrivere e diffondere bufale sui migranti e le ONG, come hanno lasciato intendere tutti i giornali e i siti che si sono occupati del caso. Semplicemente, Francesca Totolo collabora attivamente con Il Primato Nazionale, e viene retribuita per il suo lavoro. Sarebbe triste il contrario.

Poi Il Primato Nazionale è “fascista razzista omofobo pagato da Putin” ecc ma chi scrive continuerà a ritenere più credibile un giornale indipendente, guidato da Adriano Scianca- giornalista che non risponde a nessun grande gruppo editoriale e soprattutto a nessun grande gruppo di interesse- piuttosto che La Repubblica, il cui padrone è legato agli alti ambienti finanziari e che non fa altro, lei si, di spacciare bufale e di diffondere propaganda di guerra. Mai dimenticherò le menzogne di Repubblica sulla Siria. E poi, da quando -ai fini della legge italiana- lavorare per un giornale che non sia L’Espresso o La Repubblica rappresenta un reato?

Stiamo assistendo a un caso da manuale di delegittimazione dell’avversario politico e intellettuale: la Totolo viene messa sotto accusa ma il suo lavoro non viene smentito dai suoi giudici; la Totolo viene minacciata e nel migliore dei casi derisa ma le sue inchieste non sono ancora state smontate.

Chi si vanta di praricare il mestiere d’informare- e si considera l’unico legittimato a farlo, come i giornalisti che stanno firmando questi articoli accusatori- dovrebbe essere in grado di distinguere la differenza tra lo smascheramento di un bugiardo e la diffamazione. Quello a cui stiamo assistendo è solo un triste tentativo di defenestrazione di una studiosa indipendente. Sta capitando a Francesca Totolo, domani capiterà a un altro.

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