Di Giuseppe Masala

Quando si parla di UE rimane sempre sottaciuto il piano dell’analisi geopolitica. Assistiamo ad un profluvio di analisi, dati, opinioni e molto spesso anche manipolazioni quando si discute di questioni economiche e finanziarie mentre in tema di politica estera i commentatori e gli analisti (tranne qualche lodevole eccezione) fanno scena muta. Verrebbe quasi da pensare che la UE sia un sabba di ragionieri in servizio permanente effettivo. Eppure non è così. Non può essere così perché economia e diplomazia sono tra loro profondamente correlate checché ne pensino gli economisti tutto statistica e correlazioni lineari (che quelle curvilinee per loro sono già troppo complesse): basti pensare ai vari trattati commerciali che allo stesso tempo sono questione economica, questione diplomatica e troppo spesso nella storia questione anche militare.

Eppure se andiamo a verificare l’attivismo europeo (e soprattutto germanico) sulla materia non è mai mancato:

– Allargamento della UE ad Est con relativo anschluss dei paesi dell’ex Patto di Varsavia;

– Riconoscimento della secessione slovena e croata da parte tedesca con relativa deflagrazione della Jugoslavia dopo una serie di guerre sanguinose che alla fine hanno portato sia la Slovenia che la Croazia nella sfera di influenza tedesca e dunque all’interno della UE;

– Costruzione del gasdotto NorthStream2 (peraltro dopo che la UE cassò la costruzione del Southstream danneggiando dunque gli interessi italiani) che collega direttamente Russia e Germania ed osteggiato da Washington perché salderebbe troppo Germania e Russia;

– Appoggio politico al golpe nazista a Kiev che ha fatto dell’Ucraina di fatto un protettorato tedesco;

– Trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania che ha disvelato le ambizioni tedesche di avere un seggio permanente nel CdS dell’Onu.

– Istituzione di un Esercito Unico Europeo autonomo dalla Nato dove, inutile girarci attorno, il paese più ricco (la Germania) avrebbe un ruolo preminente;

– Infine il Vertice sui Balcani di qualche giorno fa a Berlino che ha comunicato ai paesi al momento ancora fuori dalla UE che il Direttorio Europeo (Francia e Germania) gradirebbe una loro rapida entrata. Rapida entrata che garantirebbe uno sbocco verso il Mediterraneo Orientale alla Germania attraverso un corridoio balcanico.

Ad inanellare i fatti diplomatici si evince chiaramente che la UE (e il suo paese egemone, la Germania) sono tutt’altro che inesistenti sul piano diplomatico e militare e dunque geopolitico. Un attivismo scomposto (ma taciuto dalla grande stampa) e generalmente coperto dall’ombrello diplomatico francese (paese vincitore della Seconda Guerra Mondiale).

Eppure, nonostante questo ultradecennale lavorio sotterraneo tedesco (che per molti versi ricorda l’epoca guglielmina) i grandi del mondo (USA, Russia e Cina) vanno dritti per la loro strada e trattano un nuovo accordo strategico sul disarmo nucleari ed altri accordi commerciali dove la UE farà il vaso di coccio tra vasi di ferro.

Legarsi alla UE in maniera ancora più stretta significa rischiare una batosta a causa del solito protagonismo tedesco che peraltro si è sempre concluso male anche per loro.

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