Di Thomas Fazi

La Stampa di oggi: «Le strutture ci sono, servirebbero più posti letto. Ma se il numero di infezioni aumenta rapidamente il sistema attuale potrebbe anche non reggere».

Chissà perché…  Forse c’entra qualcosa il fatto che nel periodo 2010-2018, grazie alle misure di austerità imposte dall’Europa e servilmente applicate dalla nostra classe “dirigente”, è successo questo:

– 37 miliardi € tagliati al SSN, col risultato che oggi l’Italia spende il 31,3% in meno di quanto non facciano gli altri paesi occidentali;
– 2 miliardi di € tagliati al personale sanitario;
– ulteriore riduzione del rapporto di di infermieri per 1.000 abitanti, già tra i più bassi d’Europa, che è stato portato a 5,6 contro gli 8,4 della media europea;
– 42.888 professionisti a tempo indeterminato in meno, una riduzione del 6,2% (in alcune regioni il taglio complessivo è stato del 16,3%);
– aumento dell’età media dei medici, che è passata dai 43,5 anni del 2001 ai 50,7 del 2017;
– ulteriore riduzione del rapporto di posti letti per 1.000 abitanti, che è passato dai 3,9 del 2007 (già sotto la media UE di 5,7) ai 3,2 del 2017 (quello stesso anno il numero di posti letto in strutture per cure a lungo termine è stato di 4,2 per 1.000 abitanti, contro i 9,8 della Francia, gli 11,5 della Germania e gli 8,2 nel Regno Unito).

Insomma, se veramente dovesse scoppiare una pandemia in Italia, sappiate che gli eventuali responsabili hanno nomi e cognomi.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome