Di Sebastiano Caputo*

A Deraa, città tradizionalmente bassista, iniziarono le prime manifestazioni nel marzo del 2011 contro il governo siriano. Ci andai per la prima volta nel Marzo del 2018 per raccogliere preziose testimonianze sulle origini della guerra (nella foto che ho scattato mi avvicinavo alla prima linea in pieno centro urbano). La città era ancora divisa in due in quei giorni, c’era una calma apparente, anche se gli abitanti già sospettavano che da lì a pochi mesi l’Esercito Arabo Siriano avrebbe lanciato un’offensiva militare per riconquistare l’intera provincia. Così è stato: in queste ore si combatte nelle periferie ma Deraa sta tornando interamente nelle mani del governo di Damasco.

“Inizialmente erano dimostrazioni di piazza normali, non c’era tanta gente, ci trovavamo nel mezzo della ‘primavera araba’, le persone scendevano in strada per rivendicare un vago cambiamento”, mi raccontò un abitante della città che avevo intervistato. “Fino a qui nulla di strano, il problema è che il terzo giorno lo slogan divenne ‘i cristiani a Beirut, gli alawiti nella tomba’ – continuò – poi ‘tutti nella tomba'”.

In effetti c’era da aspettarselo perché le settimane che precedettero la grande manifestazione di Venerdì 18 Marzo del 2011, all’uscita della moschea Al Omari, in cui ci furono violenti scontri con la polizia, alcuni fedeli già si davano appuntamento da mesi in quel giorno di preghiera per organizzare qualcosa che sarebbe diventato col passare del tempo di portata maggiore. Impugnando simboli sunniti a uso politico-ideologico, pretendevano di parlare a nome di tutti i siriani. In poco tempo arrivarono, le armi, i combattenti stranieri, i provocatori, gli infiltrati, il sostegno mediatico occidentale, i morti, così la situazione sfuggì di mano a tutti gli attori in campo.

Ma badate bene, questa è solo una parte del conflitto. In molti hanno tentato di offrire una chiave di lettura confessionale della guerra in cui alawiti e cristiani si contrapponevano ai sunniti. Se è vero che la base della rivolta era sunnita, è ancora più vero che la maggioranza dei siriani di credo sunnita si siano schierato con la resistenza e abbiano partecipato alla liberazione del Paese: tra questi i soldati, la borghesia damascena e aleppina e soprattutto la massima autorità religiosa, il Gran Mufti Ahmad Badreddine Hassoun. Gli esportatori dello scontro di civiltà se ne facciano una ragione: la Siria è e rimarrà laica e multiconfessionale.

 

*Postato su Facebook dall’autore

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