Di Flavia Corso

Dopo il recente accordo dell’Eurogruppo sul Mes, sull’Italia incombe lo spettro di un’ulteriore limitazione della propria sovranità, ormai tragicamente compromessa. Dopo le innumerevoli richieste di “sacrifici” al popolo italiano su tutti i fronti – che oggi, col senno di poi, possiamo ritenere prese per i fondelli –, l’Italia viene calpestata nuovamente.

Per che cosa si sacrificano gli italiani a partire dal 2011? Per la possibilità di condurre una vita quantomeno dignitosa? Abbiamo ceduto le nostre libertà individuali in cambio del miglioramento della qualità delle nostre vite?

No, abbiamo compiuto sacrifici per ricevere in cambio il colpo di grazia. La sospensione dello Stato di diritto, già concretizzatasi in parte per via del Coronavirus, sembra ormai essere a tempo indeterminato per la nostra nazione.

Qualora dovesse passare il Mes in una condizione precaria quale noi stiamo attualmente vivendo, il contratto sociale tra i cittadini e il “sovrano” sarebbe da ritenersi definitivamente violato.

Sulla base delle elaborazioni teoriche di Thomas Hobbes sulla società e la politica, uno Stato è legittimo quando nasce sulla base di un patto sociale che garantisce ai cittadini la sopravvivenza, quella “nuda vita” altrimenti sempre minacciata da una condizione di guerra perenne, in cambio dell’alienazione dei diritti individuali di ciascuno in favore di un sovrano (un unico individuo, un gruppo di individui). Lo Stato, simbolicamente rappresentato dalla figura mostruosa del Leviatano, è assoluto, tutto può e ad esso occorre sottostare.

Tuttavia, occorre ricordare che il filosofo inglese ammette un caso straordinario in cui i cittadini possono, e anzi, devono disobbedire al potere assoluto del Leviatano. Quando lo Stato viene meno al patto sociale non garantendo più l’unico diritto inalienabile del cittadino, il diritto alla vita, il cittadino ha il diritto di disobbedire alle leggi e deporre il sovrano.

“Se il sovrano comanda a un uomo […] di astenersi dall’uso di cibo, aria, medicine o qualsiasi altra cosa senza la quale non possa vivere, quest’uomo ha nondimeno la libertà di disubbidire”

È quello che sta drammaticamente accadendo in Italia. Proprio coloro a cui abbiamo ceduto le nostre libertà individuali in cambio di sicurezza, non ci stanno garantendo nemmeno quest’ultima, puntandoci invece un coltello alla gola. Una reclusione forzata prolungata non è affatto salutare, e difficilmente si può sostenere il contrario. Se questa poi non fosse nemmeno effettivamente necessaria – o perlomeno non lo fosse nella misura in cui lo si vuol far credere – sarebbe chiaro che ci troveremmo di fronte ad un attentato del sovrano alla vita dei suoi cittadini.

Ma oltre al danno, la beffa: in una situazione in cui anche solo citare il Mes dovrebbe essere considerato un crimine contro la nazione, ecco che piano piano striscia la serpe che può dare il morso fatale ad un popolo già da tempo sacrificato al mito dello spread e del debito insaldabile.

Un sovrano che va contro gli interessi dei propri cittadini, rischiando di mettere a repentaglio le loro stesse vite con scellerate politiche di austerità in tempi di “prigionia”, non è più legittimo perché è venuto meno al suo ruolo di garante della sicurezza e della protezione di ciascun individuo da una condizione di esistenza precaria. È questo l’unico caso in cui persino un assolutista come Hobbes prevede la piena legittimazione alla disobbedienza civile dei cittadini, una disobbedienza necessaria per sopravvivere.

 

Dipinto: Evdard Munch, L’Ansia, 1894 (Munch Museum, Oslo)

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