Di Gianpasquale Santomassimo

Se si toglie l’antisalvinismo alla sinistra non resta proprio niente, dal governo alla piazza.
Ma per essere davvero contro Salvini bisognerebbe decidersi a studiare l’avversario e a comprendere i motivi del suo successo, che non sono (principalmente) quelli sbandierati ogni giorno su Repubblica e su la7: non riposano sulla propaganda, per quanto efficace possa essere, e non si possono ricondurre in maniera grossolana a razzismo, “fascismo”, sessismo e così via.
Si sta parlando di una forza che sfiora il 40% dei consensi e con poche alleanze superebbe agevolmente il 50% con qualsiasi sistema elettorale, che ormai governa gran parte dell’Italia del Nord e si estende ben al di là di essa.
Bastava ascoltare le interviste di Bianca Berlinguer agli operai di Monfalcone per rendersi conto che nel volgersi alla Lega abbandonando il voto a sinistra non giocava alcun ruolo il razzismo, ma pesava il senso di abbandono e di tradimento vissuto sulla propria pelle.
Chi vuole sconfiggere Salvini dovrebbe riuscire a parlare finalmente al suo elettorato, rinunciando magari alle adunate che chiamano a raccolta chi non voterebbe mai Lega e che non spostano neppure un voto.

1 COMMENTO

  1. Continuiamo a dimenticarci l’astensione, ormai sopra il 26% con tendenza a salire.
    Questo, oltre a correggere al ribasso le percentuali reali che andrebbero a capitalizzare i partiti, segnala la presenza di un bacino elettorale impresidiato e che attende qualcosa in cui riconoscersi.
    Dunque si, dietro l’antisalvinismo non c’è nulla, ma non c’è nulla nella classe dirigente della sinistra, perché un popolo di sinistra potenzialmente ci sarebbe, e se scende in piazza senza spostare un voto è magari perché non c’è una minchia da votare.

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