Di Thomas Fazi

Walter Ricciardi del comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) su Il Fatto Quotidiano di oggi: «Bisogna ricondurre [la sanità] all’unitarietà nazionale, adesso lo Stato provvede solo a programmazione, livelli essenziali e finanziamento, mentre organizzazione e gestione che sono in mano alle Regioni, contrariamente ad altri paesi dove c’è una unica linea di comando e non è un caso se hanno meno casi rispetto a noi».

Insomma, secondo uno dei massimi esperti dell’OMS la frammentarietà del nostro sistema sanitario nazionale (SSN) – la cui gestione è ormai da tempo in mano alle Regioni e non più allo Stato centrale – rappresenta un ostacolo fondamentale alla gestione di crisi di portata nazionale come quella che stiamo vivendo in questi giorni, che richiedono ovviamente un alto livello di coordinamento.

Ricordiamo agli smemorati che questa frammentarietà del SSN – che ha avuto anche conseguenze disastrose sul diritto alla salute (e dunque sulla capacità di affrontare crisi sanitarie) nelle Regioni più povere del paese, in quanto ha stabilito che le Regioni debbono concorrere al finanziamento del SSN sempre più con risorse proprie, a detrimento delle regioni più svantaggiate – è una conseguenza diretta della riforma del Titolo V della Costituzione, attuata nel 2001 dal centrosinistra su pressione della UE, che ha riconosciuto alle Regioni una maggiore autonomia di gestione delle risorse, soprattutto in ambito di politica sanitaria.

Il risultato è stato che il servizio sanitario nazionale, così come immaginato dalla riforma del 1978, è stato smembrato e parcellizzato in una ventina di servizi sanitari regionali, ciascuno dei quali autonomo nelle scelte gestionali. Con le conseguenze che oggi denuncia Ricciardi.

La ragione delle pressioni della UE in questo senso sono chiare: questa radicale riorganizzazione dei rapporti tra governo centrale e regioni all’insegna del cosiddetto neoregionalismo ha non solo rappresentato una forma di desovranizzazione verso il basso finalizzata a creare un rapporto diretto tra enti regionali e istituzioni europee (scavalcando così il reale luogo della rappresentanza politica, cioè lo Stato) all’insegna della competizione-differenziazione territoriale, ma era anche vista come un modo per contenere il bilancio pubblico (vedasi infatti i drastici tagli alla sanità effettuati in questi anni: https://www.facebook.com/thomasfazi/posts/2748126211947166).

Come se non bastasse, solo pochi mesi fa il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia del PD aveva provato a inserire nella legge di bilancio una proposta di autonomia differenziata che ricalcava quasi alla lettera la proposta della Lega – e che avrebbe avuto l’effetto di frammentare ancora di più il nostro paese. A dimostrazione che sulle questioni fondamentali PD e Lega sono spesso indistinguibili.

È arrivato il momento di dire basta a questa follia: la gestione della sanità e di altri settori cruciali per la sicurezza nazionale va riportata in capo al governo centrale, che a sua volta deve tornare ad investire massicciamente in essi. Cosa purtroppo impedita dalla perdita della nostra sovranità monetaria e dagli assurdi vincoli di bilancio europei. Alla fine sempre lì si torna.

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