Di Giuseppe Masala e Lorenzo Ferrazzano

Lascia abbastanza esterrefatti leggere che il Ministro dell’Istruzione Fieramonti vuole togliere il crocifisso dalle aule scolastiche perchè a suo avviso la scuola dovrebbe essere laica. Pare innanzitutto che il Ministro abbia un concetto di laicità davvero rozzo e primitivo. Laicità e comprensione del diverso e condivisione dei punti di vista e delle culture e non la loro cancellazione.

Una società laica concede la fortuna di far coesistere pacificamente – in condizione di pari diritti sociali e civili – cristiani, ebrei, musulmani, induisti. Ognuno dei quali ha il sacrosanto diritto di esporre i propri simboli religiosi. Significa che non esiste uno «Stato cristiano» in cui una minoranza religiosa, quella musulmana per dirne una, viene discriminata dalla legge per motivi confessionali, godendo così di minori diritti rispetto alla maggioranza cristiana. Cosa che non accade in Italia, per l’appunto uno Stato laico.

La cancellazione è equiparabile non alla laicità ma all’iconoclastia se non, addirittura, al nichilismo. Certo il nichilismo di Fieramonti non è quello ottocentesco, ma è quello dei grandi centri commerciali e dei grandi aeroporti. Tutti uguali, tutti non luoghi privi di identità. Da Cagliari a Kansas City passando per Pretoria con i loro neon lampeggianti che danno una luce metallica che appiattisce spazi e persone. Ma la cultura – ed in particolare il pensiero laico – sono l’esatto opposto, esaltazione delle differenze tramite la comprensione del proprio prossimo. Basti pensare che – da ciò che leggo – il luogo del pensiero laico per eccellenza, la Loggia Massonica è costellata di simboli e prima di iniziare i propri lavori i massoni aprono la Bibbia. Eppure nelle loro fila può essere accolto un animista di una tribù pigmea e un seguace di Zoroastro. Proprio perchè il pensiero laico consiste nella comprensione e accettazione del diverso.

Ma non solo, riflettendo a fondo, il Crocifisso, è più di un simbolo religioso. E’ elemento esistenziale di tutta la cultura occidentale. Anche per coloro che professano altre religioni. Anche per gli atei.

I più grandi pensatori e scienziati occidentali hanno parlato di Dio, da Leibniz a Nietzsche, da Galilei ad Einstein. E questo è stato possibile perché gli arabi musulmani – che non erano così fastidiosamente politically correct come i nostri tribuni dell’universalismo – nell’alto medioevo hanno conservato e tramandato la filosofia aristotelica, senza la quale non si sarebbe sviluppato il pensiero cristiano occidentale, senza il quale – a sua volta -, non sarebbe scoppiata nessuna rivoluzione scientifica e così via fino al «progresso» dei nostri giorni. La nostra civiltà è stata costruita sulla base della ricerca di Dio, e tutto ciò che siamo oggi dipende da quella ricerca.

Il Crocifisso rappresenta, il sacrifico, la morte e la rinascita dell’uomo. Ecco perchè la sua cancellazione sarebbe elemento di turbamento – e di perdità di idendità – per chiunque. Anche per chi, per partito preso, non lo ammetterebbe mai. Siamo di fronte ad un simbolo che rappresenta un archetipo della nostra società. E basta leggere Jung per capire quanto sia grave il proposito del Ministro. .

Un ministro pare di una pochezza intellettuale senza precedenti o quasi. Non c’è da stupirsene. E’ un economista (o tale si definisce). Dunque nessuno gli pretende dimestichezza con temi molto più grandi di lui. Da lui pretendiamo che faccia ciò che da ragioniere dovrebbe essere capace di fare: trovare le risorse per rimettere in sesto le scuole affichè gli alunni non debbano appellarsi proprio a quel simbolo che vorrebbe cancellare, nella speranza che non gli crolli il tetto in testa.

In copertina Giotto, La salita al Calvario (1303-1305)

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