Di Giuseppe Masala

Si dimette il Presidente della Bolivia Evo Morales dopo i violenti scontri fomentati dai gruppi dell’opposizione che non riconoscono i risultati delle elezioni del mese scorso. Sempre più si diffonde la strategia di chi – sconfitto alle elezioni – denuncia brogli e fomenta scontri di piazza sanguinosi. Gioco che, bisogna dirlo, è molto più facile quando i gruppi rivoltosi sono appoggiati dai paesi occidentali e automaticamente godono dell’appoggio sfacciato della stampa internazionale autoproclamatasi libera. Morales dimostrandosi anche un grande uomo si fa da parte per evitare che il suo paese sprofondi nella spirale della destabilizzazione se non della guerra aperta. Lascia una Bolivia che cresce da quattordici anni a tassi del 6% all’anno. Vincerà le prossime elezioni burla un liberale amante della libertà (sic) e dell’occidente. Il Popolo boliviano vedrà privatizzati i giacimenti di gas nel nome dei supremi valori del libero mercato e il popolo boliviano perderà le enormi conquiste sociali di questi anni a partire da sanità e istruzione pubblica. La Bolivia tornerà ad essere quello che è sempre stata: il paese più povero del Sud America.

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