Di Vittorio Nicola Rangeloni

Una delle pagine di storia europea più buie e tristi degli ultimi decenni.

Quasi 50 morti di cui la maggior parte bruciati vivi, centinaia di feriti, persone sparite nel nulla, colpevoli a piede libero e sopravvissuti in galera. A questo dobbiamo aggiungerci il silenzio infame dell’opinione pubblica internazionale.

Questa data e questa strage possono essere considerate come un punto di non ritorno per quanto riguarda l’integrità territoriale ucraina.

La strage di Odessa per l’Euromaidan è ritenuta una vittoria. Come affermato da diversi deputati ucraini questa data entrerà nella storia scolpita con lettere dorate. Per loro aver messo a tacere parte della popolazione avente dei punti di vista differenti a colpi di molotov ed armi da fuoco è un vanto.

Lo stesso giorno sulla città di Slaviansk, nell’est del paese, piovevano i primi colpi di artiglieria dell’esercito ucraino.

Kiev ha cercato ed ottenuto il sangue, sperando in questo modo di spaventare coloro che non hanno accettato il colpo di stato di piazza Maidan. Si è trattato di un’azione premeditata, non di una fatalità. Si pensava forse che in questo modo la gente lasciasse perdere le manifestazioni e si adeguasse al nuovo corso politico.
In tutta risposta invece le immagini della gente uccisa nel palazzo dei sindacati di Odessa fomentò i moti di ribellione ed accese l’orgoglio di migliaia di persone, che si aggiunsero a coloro che già si erano schierati contro il governo golpista di Kiev.

Onore ai martiri di Odessa

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